venerdì 2 ottobre 2015

La grottesca


Una forma che ha avuto fortuna grazie al proprio passato e valore storico, è il motivo decorativo a grottesca. Di origine romana, le prime tracce note risalgono alla seconda metà del I secolo a.C.
Riscoperte nella seconda metà del XV secolo studiando i resti dell’antica Roma, le sale rinvenute della Domus Aurea di Nerone, come racconta Cellini furono credute grotte e loro decorazioni stravaganti, irreali, demoniache, ibride, buffe, estrose, chimeriche, fantastiche furono chiamate grottesche. Si racconta che tra i maestri che videro gli ornamenti di Fabullus ci fossero anche Raffaello, Filippino Lippi e Pinturicchio “a campi geometrici colorati, sia alternavano superfici bianche, dipinti con motivi fantasiosi: paesaggi, tempietti, colonnati in prospettiva e poi fiori, animali, mostri mitologici, un intero universo di bizzarre figure, che affascinò tutti i pittori che si avventurarono a copiarle a lume di candela”.
Dopo l’introduzione della grottesca da parte dei pittori quattrocenteschi e grazie allo straordinario esempio di Raffaello nelle Logge Vaticane, il motivo si diffuse nel resto d’Italia e d’Europa. Seppur criticata dalla Controriforma per la sua radice pagana, la grottesca ha rimbalzato nelle diverse epoche e in plurime discipline sino ad arrivare nel XX secolo. Questi ornamenti hanno fornito una ricca fonte di ispirazione e la loro eccezionale affermazione è dovuta soprattutto alla commistione del carattere classico e medievale-favolistico, al repertorio figurativo sacro e mitologico e all’adattabilità degli spazi e oggetti da decorare.
 
Decorazione a grottesche. Loggetta del cardinal Bibbiena, 1517-1519 Palazzi apostolici, Vaticano
 
Dalle miniature ai bestiari, dalle riscoperte rinascimentali al Seicento barocco, travalicando nel Settecento con il Rococò, dal Romanticismo e al Novecento con le decorazioni Liberty, dalle opere di Paul Klee, forme in sospensione, in lievitazione, in corso di metamorfosi, ai giochi caricaturali pieni di ghirigori e di meandri dovuti alla penna di Steinberg, insieme ai mobiles di Calder, che disegna con l'aiuto di falsi rami metallici sinuosità aeree affascinanti e impreviste, le possibilità quasi infinite di design della grottesca hanno dato agli artisti i mezzi per soddisfare desideri di bellezza, abbondanza e capriccio.
 
Velluto con Grottesche-Tessitura Luigi Bevilacqua, Venezia
 
La grottesca divenne una componente imprescindibile nelle decorazioni di volte e pareti di edifici religiosi e profani, di infissi, di piastrelle per pavimenti, di grandi stufe di maiolica tipiche dei paesi di lingua tedesca, di mobili (piani di tavoli intarsiati, paraventi, parafuoco per caminetti, cuscini e fodere delle tipiche poltroncine imbottite, armadi, cassapanche, etc.), di carta da parati, di tessuti da arredamento (tappezzerie, arazzi e tendaggi), di suppellettili di vario tipo (vasi ornamentali e servizi da tavola) e perfino di capi di abbigliamento e accessori, tra cui ad esempio scialli e ventagli.

Adottata da ceramisti, falegnami, mobilieri, sarti e ricamatrici, la grottesca è ancora oggi adoperata come motivo decorativo, quale ornato all’antica per rendere moderni, prestigiosi e intriganti marchi e prodotti.
Silvia Papa