venerdì 4 settembre 2015

Il Gatto e la sua storia nell’arte


Il gatto, animale portatore di simboli, misteri e superstizioni, seduttivo, romantico e affettuoso, è una delle forme nei confronti delle quali artisti di ogni età si sono cimentati. Osannato, elogiato, poetato, narrato, adorato, mosaicato, fotografano, cantato, dipinto, effigiato e colorato, la prima raffigurazione del gatto risale agli antichi egizi che hanno divinizzato i suoi tratti nella dea protettrice Bastet, simbolo di fecondità e di amore materno, ma fu grazie alla fondazione di colonie nella Magna Grecia che il gatto ebbe ampia diffusione in tutta Europa. In Italia si ha un’importante prova con il ritrovamento di una serie di monete databili intorno al 500 a.C. in cui sono raffigurati i fondatori delle colonie di Rhegion (Reggio Calabria) e Taras (Taranto) insieme ad un gatto. Si racconta che gli antichi romani lo fecero discendere direttamente dall’Olimpo per sfruttarne le abili doti di cacciatore, così come appare rappresentato nel mosaico di Pompei nella casa del Fauno.
 
Gatto che addenta una pernice. Mosaico, part. Casa del Fauno-Pompei
 
Fu invece demonizzato nell'Europa cristiana durante la maggior parte del Medioevo a causa dell'adorazione che i pagani avevano avuto verso questo animale. Nella simbologia medievale il gatto era associato alla sfortuna e al male, temibilissimo era considerato il gatto nero, poiché lo si credeva animale del diavolo e delle streghe. Introdotto da Isidoro di Siviglia nei bestiari, il suo giocare con il topo diventa exemplum del demonio che gioca con l’anima umana al momento della morte.
Con Leonardo da Vinci giunge la sua rivalutazione, disegnato in atteggiamenti abituali quali la lotta, il gioco o la caccia, inizia a comparire in numerosi lavori di carattere sacro. Il Ghirlandaio lo ritrae sotto il tavolo dell’Ultima Cena, lo si ammira nelle “Cene” del Veronese, Rembrandt lo colloca come quarto componente di una Sacra Famiglia e Lorenzo Lotto lo inserisce nella famosa Annunciazione di Recanati.

Lorenzo Lotto-Annunciazione di Recanati 1532, Villa Colloredo Mels-Recanati (MC)

Da Manet, Renoir, Gauguin passando per Goya e Mirò è possibile incontrare un gatto nei loro lavori. Nelle tele dei Preraffaelliti lo troviamo insieme a bimbi o in casa con borghesi, perfettamente inserito nell’ambiente domestico in qualità di irrinunciabile animale da compagnia. Seduttivo con i nudi di donna di Felix Vallotton, alter ego per Balthus, nel 1954 Warhol dedica un libro al gatto con immagini bizzarre, dal titolo “Venticinque gatti di nome Sam e uno di nome Blue Pussy”.
 
Protagonista non solo in quadri, racconti e canzoni, la forma del gatto campeggia nella moda e nel make-up. Il “cat-eye” l’occhio del gatto, è uno stile nato nell’antico Egitto e ritornato alla ribalda nel Novecento. Questo stile di make-up, una linea di eyeliner sulla palpebra superiore che si estende poi oltre l’occhio, facendo una curva, è stato scelto da icone stile come Brigitte Bardot, Sophia Loren, Audrey Hepburn e Madonna.
 
Sophia Loren, Cat-eye makeup
 
Durante gli anni cinquanta è Marilyn Monroe a rendere imperituro il modello cat-eye, l’attrice spesso fotografata con un tratto nero e sottile di eyeliner sopra le ciglia superiori, amava abbinare al trucco occhiali a forma di gatto, "Cat-eye glasses", ancora riconoscibili durante le sfilate, griffati e firmati dai grandi nomi della moda. Fenomeno dei nostri giorni è il noto gatto, manga giapponese, dal fiocco rosa di nome Hello Kitty, must per grandi e piccoli, commercializzato con strabiliante consenso in tutto il pianeta, il suo logo compare su borse, magliette, lenzuola, fazzolettini di carta, spazzolini da dente etc.
 
Silvia Papa
 
Borsa Hello Kitty. Collezione Camomilla