venerdì 12 giugno 2015

IL LUPO NEI BESTIARI


 
I bestiari diffusi nel Medioevo sono trattati che descrivono animali veri o immaginari, erano opere di grande fama e influenza, illustrati da miniature, in cui autori sconosciuti offrivano un’interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa. Una sorte di genere didascalico letterario, una summa del sapere medievale sugli animali, i bestiari traggono origine dal fortunatissimo testo greco del II secolo, il Physiologus, redatto e tradotto poi in più lingue.

Un ampia descrizione del lupo è rintracciabile nel bestiario Libro della natura degli animali, composto da un anonimo in Italia settentrionale alla fine del 1200. La natura del lupo è tale per cui, quando un uomo lo vede prima che esso veda l’uomo, l’animale perde tutta la sua forza e il suo ardimento; ma se il lupo vede l’uomo per primo, allora questi perde la voce e non può dire più nemmeno una parola.

Il comportamento del lupo è ripreso anche nei bestiari d’amore, si ricordi il famoso Bestiaire d’amour di Richart de Fournival. Quando vi è amore fra l’uomo e la donna, se l’uomo si accorge che la donna lo ama e glielo fa notare, allora lei perde ogni ardimento nel negare e si abbandona al sentimento, ma se l’uomo si rivela alla donna e le dichiara il suo sentire, lei lo respingerà e lui non potrà più dire o fare nulla per riconquistarla.  

Altri aspetti vengono attribuiti al feroce animale. Ha il collo così rigido da non poterlo piegare senza girarsi con tutto il corpo; cattura solo le prede lontane dalla sua tana e, quando entra in un ovile per rubare e divorare le pecore, se gli capita di far rumore in qualche modo con le zampe, è tale la rabbia che si morde da solo la zampa che lo ha danneggiato, spaventando le prede.

Le nature del lupo vengono paragonate a quelle degli uomini. Come i lupi, gli uomini vivono di rapine, accettano incarichi pubblici unicamente per truffare. Simbolo di superbia, il lupo rappresenta il principio di ogni male. Come il lupo, il diavolo si appropria dell’animo umano, impedendo di chiedere perdono per i propri peccati, al contrario se l’uomo si pente allora nulla e nessuno lo può allontanare da Dio, lo stesso per il lupo sorpreso dall’uomo che rimane indifeso.

Il lupo per le popolazioni medievali è l’animale più spietato: è l'animale più crudele e più astuto. Procede sempre nella direzione del vento, perché i cani non possano seguire le sue tracce; quando ulula, si mette la zampa davanti alla bocca per far credere di non essere solo. Il suo morso è tanto più velenoso in quanto si nutre di rospi e, come il cane, è spesso rabbioso. E’ così diabolico che là dove passa, l'erba non cresce più.

Il rapporto dell’uomo con la natura dopo l’antichità entrò in crisi in Europa, facendo nascere paure e mostri. I bestiari sono importanti documenti utili alla comprensione della cultura che li ha prodotti. Determinanti per lo loro stesura furono le minori conoscenze scientifiche e l'attaccamento alle tradizioni locali e leggende pervenute da lontano. I bestiari incrementarono la fantasia umana sulla base della condizione territoriale e geografica nella quale vivono. Gli insediamenti erano fortificati e isolati a causa delle numerosissime invasioni ed erano collocati di norma a ridosso di un bosco per garantire la rifornitura di legname. La foresta rappresentava dunque una fonte di approvvigionamento, ma allo stesso tempo inquietava e incuteva timore. Il buio e i rumori non riconoscibili facevano  pensare che di notte la foresta fosse popolata da presenze sinistre e demoniache e animali selvaggi, come i lupi.
 
La percezione del lupo non poteva che essere di nemico dell’uomo. Divoratore di greggi, il lupo attaccava l'uomo con insolita audacia, usciva dalla foresta e arrivava nelle case, attentando alla vita degli uomini e dei suoi animali. I poteri pubblici e privati organizzarono, in un clima di terrore e odio, una caccia mortale contro l’animale. Carlo Magno aveva istituito i lupari per contrastare e uccidere l’avanzata dei lupi. La tradizione biblica e cristiana offriva inoltre una base ideologica a questa guerra. Il vescovo Eucherio di Leone lo dice fin dal V secolo: "Lupo, diavolo o eretici". Quando, nel XIII secolo, vengono fondati gli ordini dei Mendicanti, i Domenicani, i cani del Signore avevano il compito di proteggere gli uomini, pecore del Signore, dai lupi diabolici ed eretici.

Ogni animale nei bestiari è un’allegoria: la tigre corrisponde agli uomini che si fanno ingannare dal demonio; la farfalla è il peccatore attirato dalla bellezza; il drago corrisponde al demonio adulatore; come pure la salamandra e il corvo sono altre manifestazioni del maligno; la pantera è Cristo che si nutre di tutte le anime che attira; mentre la sirena è la donna che attrae l'uomo. Favolose descrizioni riguardavano inoltre i mostri e gli esseri chimerici, visti, sognati o tramandati nei racconti popolari, un pesce monaco:  un mostro marino che vive lungo le coste norvegesi, con il corpo di pesce e la testa tonsurata con un cappuccio simile a quello dei frati. Boschi e foreste sono popolate da essere deformi, i draghi vivono nelle montagne e mostri marini nel fondo dei mari.

Non era infatti cosa strana trovare nei bestiari accanto ad animali reali anche creature leggendarie, poiché per l’uomo medievale il mistero è presente ovunque e, proprio per questo, non esclude nulla a priori, indipendentemente dalla sua possibile esistenza. Non vi è una netta cesura tra logico e illogico, la credenza del soprannaturale non è incompatibile con la concezione razionale del mondo e con la realtà naturale. Gli spiriti possono coesistere con gli umani e i morti con i vivi.

Non dobbiamo infine dimenticare che nel Medioevo uomini, animali e tutte le altre cose visibili e invisibili, erano anzitutto creature di Dio. Alla base dei bestiari vi è questa convinzione: poste le  innegabili diversità tra piano umano animale, umano e spirituale vi sono delle similitudini che vanno lette e interpretate unicamente con l'aiuto della retorica o della fede. I bestiari e i loro mondi rimangono una fonte preziosa di tradizione, di magia e di conoscenza di un’età inevitabilmente divisa tra realtà e sogno.        

 

Silvia Papa