martedì 10 marzo 2015

Rimpatriata nello Studiolo di Urbino




Per il ritorno dei 28 uomini illustri nello studiolo ad Urbino vi segnaliamo l’articolo di Stefano Miliani per il Giornale dell’Arte
Fu nel suo Palazzo Ducale di Urbino che il duca Federico da Montefeltro (1422-82) seppe creare uno dei luoghi cardine dell’ideologia rinascimentale: uno studiolo carico di simbologie, significati e fascino inversamente proporzionali alle dimensioni ristrette. Con tarsie lignee dagli effetti prospettici e nature morte incantevoli nella fascia bassa, nella parte alta questo scrigno ordinato da un signore d’arme amante delle arti e delle scienze dispiegava, lungo due fasce su quattro pareti, i ritratti di 28 «uomini illustri», ovvero poeti, filosofi, teologi, santi e uomini di chiesa. Nel 1632 il cardinale Antonio Barberini se li portò tutti a Roma: nel 1934, appena acquistate dallo Stato italiano, 14 di quelle tavole tornarono a casa; gli altri «mentori», tra cui Aristotele, Euclide, Seneca, san Tommaso e Dante, dal 1863 sono invece al Louvre.



Nel Palazzo Ducale li sostituiscono riproduzioni color seppia in scala 1:1, permettendo di ridisegnare mentalmente la sequenza completa ma non di vederla né di cogliere gli smaglianti rimandi cromatici tra una tavola e l’altra. Dall'12 marzo al 4 luglio una mostra (catalogo Skira) colma la lacuna affiancando ai vari Petrarca, Cicerone, Pio II e sant’Ambrogio del palazzo urbinate i 14 emigrati di lusso che il museo parigino presta per una riunione temporanea difficilmente ripetibile. Dunque, i 28 personaggi si ritrovano nella città marchigiana dopo oltre cinque secoli di separazione su iniziativa della Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici che a Palazzo Ducale dimora.

Un suo funzionario e storico dell’arte, Alessandro Marchi, uno dei curatori della mostra insieme alla soprintendente Maria Rosaria Valazzi, a Carlo Bertelli e a Emanuela Daffra, sembra entusiasta: «È la prima volta che viene ricomposta la serie degli “uomini illustri”, ognuno dei quali aveva primeggiato in campi come le lettere, la filosofia, la teologia e che corrispondono a testi presenti nella biblioteca di Federico. L’assenza di condottieri antichi non è strana perché i personaggi d’arme erano già raffigurati nella “camera picta” nel lato lungo del Palazzo, nelle pitture murali dipinte tra il 1459 e il 1460 e di cui sono rimaste delle porzioni». Autoritratto di un ideale di sé, di un uomo che vuole veder riconosciuta la propria cultura come legittimazione del potere (e viceversa), lo studiolo «è circoscritto, piccolo, si trova prima della camera da letto ed è raggiungibile dai sotterranei».



La paternità dei 28 dipinti, databili intorno al 1473-76, è assegnata al fiammingo Giusto di Gand con l’aggiunta dello spagnolo Pedro Berruguete. «La mostra parte anche da indagini tecnico-analitiche condotte, con tecnologie analoghe su tutti i dipinti, dall’Istituto di chimica dell’Università di Urbino con l’appoggio dell’ateneo di Bologna, della facoltà di Conservazione dei Beni culturali di Ravenna, e dei laboratori del museo francese». Il tutto, puntualizza Marchi, serve a raccogliere elementi omogenei: «Il dato più significativo è che l’impostazione si deve a un fiammingo, probabilmente Giusto di Gand, cui si affianca un pittore di matrice italiana, per la tradizione Melozzo da Forlì, sebbene non ci siano prove perché Pedro ha reso i 28 ritratti omogenei facendo una sorta di lifting generale».

La disposizione sulle pareti dev’essere però filologicamente corretta o almeno plausibile. «Conosciamo le collocazioni originali, replica Marchi, dai documenti che riportano la successione dei titoli e delle frasi che accompagnavano ogni ritratto». I costi assicurativi «piuttosto elevati» hanno impedito di chiedere in prestito dipinti per riassumere la passione di Federico per la pittura fiamminga, ma non impediscono di esporre, insieme ai risultati scientifici, apparati multimediali per restituire un’esperienza virtuale dello studiolo oltre a una sezione con dipinti di Giusto di Gand e di Berruguete.

Nessun commento:

Posta un commento