martedì 3 marzo 2015

Il MITO DI ATALANTA


Atalanta è un'eroina ricollegata ora al ciclo arcade, ora alle leggende beote. Cresciuta sul monte Partenione, dove il padre l'aveva esposta alla nascita perché non voleva che figli maschi, si dedicò alla caccia nei boschi e riportò premi nella corsa e persino nella lotta, con Peleo per avversario.
Caccia del cinghiale
 
Non voleva sposarsi sia per fedeltà ad Artemide, sia perché un oracolo le aveva rivelato che se si fosse sposata sarebbe stata trasformata in un animale. Così annunciò che avrebbe sposato solo l'uomo capace di vincerla nella corsa; se fosse stata lei a vincere, avrebbe ucciso il pretendente. Molti giovani avevano trovato così la morte, perché Atalanta, dato all'inizio un lieve vantaggio al suo concorrente, lo raggiungeva facilmente prima della meta, armata di una lancia con cui lo trafiggeva.
Finché si presentò un nuovo pretendente, chiamato ora Ippomene, ora Melanione, che riuscì a vincerla gettando davanti a lei, nel momento in cui stava per essere raggiunto, alcuni pomi d'oro, che spinsero la fanciulla a fermarsi per raccoglierli, e perciò il giovane ottenne il premio pattuito. Più tardi, nel corso di una caccia i due sposi entrarono in un santuario di Zeus e qui si congiunsero insieme, per cui il dio, indignato per questo sacrilegio, li mutò entrambi in leoni.

Atalanta, Louvre
Un tema, quello del mito di  Atalanta e Ippomene, che più volte nel corso della storia è stato rappresentato in anfore, mosaici, vasi, statue o crateri, trova una particolare suggestione nel dipinto di Guido Reni.
Un’opera risalente al 1620-1625, oggi custodita al Museo nazionale di Capodimonte di Napoli.
Guido Reni, Atalanta e Ippomene
La tela rappresenta il mito di Atalanta, ninfa la cui imbattibile capacità nella corsa fu sconfitta solo da Ippomene tramite uno stratagemma ordito da Afrodite. Le due figure sono dipinte in un paesaggio notturno, in cui i colori del cielo si uniscono idealmente alle tinte del terreno facendo risaltare prepotentemente i due personaggi.
Atalanta e Ippomene hanno corpi dall'incarnato rosa pallido, le loro figure sono tese in movimenti al limite della danza, con un solo piede d'appoggio e le braccia sinistre ripiegate verso il corpo, scelta che permette di creare una composizione geometrica particolare e tesa al barocco.
Le due figure creano un'astratta geometria di diagonali incrociate impreziosite dalla musicale evoluzione dei panneggi, dal disegno spiegazzato e dai colori argentei, in una sintesi di rigorosa idealizzazione formale e di somma eleganza.

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