venerdì 27 marzo 2015

#MuseumWeek, 23-29 marzo 2015



Dal 23 al 29 marzo 2015, le istituzioni culturali e i musei di tutto il mondo sono invitati a
celebrare la cultura su Twitter. Professionisti della cultura, scoprite come funziona la
#MuseumWeek 2015, iscrivetevi e preparatevi a partecipare!

Storia e obiettivi

Promossa da una dozzina di community manager di musei e istituzioni culturali francesi in collaborazione con i team di Twitter, la #MuseumWeek 2014 ha conquistato 630 musei di tutta Europa. 
Per il 2015 ci si è prefissato un duplice obiettivo: dare un’eco mondiale a questo evento dedicato alla celebrazione dei musei e attirare un numero di visitatori ancora più ampio, in modo ludico e partecipativo. 

Principi della seconda edizione

Ecco di seguito alcuni dei punti che struttureranno l’agenda della #MuseumWeek 2015:
● 7 giorni, 7 temi da condividere con tutti i partecipanti di ogni parte del mondo;
● Ogni tema può essere esteso a tutti i campi in cui sono specializzate le vostre istituzioni (arte, scienza, storia,etnografia...) ed è sufficientemente ampio per raggiungere qualsiasi tipo di pubblico;
● Nei giorni feriali i vari temi incoraggeranno la comunicazione online, mentre nel week-end si darà maggiore risalto alla partecipazione attiva dei visitatori in loco;
● Saranno promosse le interazioni fra istituzioni, comprese quelle all’estero, e quelle con il pubblico in visita almuseo.
 

Lunedì 23 marzo #secretsMW

Lunedì fate scoprire al pubblico la vita quotidiana delle vostre istituzioni, il “dietro le quinte” e magari anche qualche segreto ben custodito.

Martedì 24 marzo #souvenirsMW

Martedì invitate il vostro pubblico a condividere i ricordi che hanno di una loro visita al museo, ad esempio attraversoun oggetto (foto, magnete, mug, libro, cartolina) o un incontro o un momento che ha lasciato il segno. Per i bookshopinterni sarà l’occasione ideale per presentare i propri prodotti di punta. 

Mercoledì 25 marzo #architectureMW

Mercoledì raccontate la storia del vostro edificio, dei suoi giardini, del suo quartiere e dei suoi luoghi emblematici. Un modo per presentare la vostra istituzione da un’altra prospettiva. 

Giovedì 26 marzo #inspirationMW

Giovedì invitate il pubblico a catturare, intorno a sé, dei contenuti correlati alle specializzazioni delle vostre istituzioni! L'arte, la scienza, la storia, l’etnografia... sono dappertutto intorno a noi. E con gli smartphone ormai tutti noi possiamo inventare e creare. 

Venerdì 27 marzo #familyMW

Venerdì presentate al pubblico tutto ciò che offre la vostra istituzione per rendere una visita in famiglia o con la scuola un’esperienza indimenticabile: in loco (contenuti online, aree dedicate, audioguide, laboratori, visite guidate…) o online (materiale didattico, opuscoli, giochi). E incoraggiate il pubblico a condividere la sua esperienza.  

Sabato 28 marzo #favMW

Sabato sarà il giorno dei colpi di fulmine! Incoraggiate i visitatori a condividere - con una foto, un video o un Vine – ciò che hanno amato di più del museo. Approfittatene per mettere in evidenza i fiori all’occhiello delle vostre istituzioni (opere, dispositivi, spazi…) e utilizzate Twitter come strumento per orientare la visita! 

Domenica 29 marzo #poseMW

Domenica invitate i vostri visitatori a considerare il museo come un set e a mettersi al centro della scena. Pose, memi, selfie, … lasciate che il pubblico occupi lo spazio a modo suo. Stimolate la partecipazione con l’aiuto del personale dell’istituzione! 

Per iscriversi

Iscrivetevi oggi stesso su www.MuseumWeek.org e invitate altre istituzioni a seguire il vostro esempio ritwittando @MuseumWeek

 
Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo


partecipa con il proprio account istituzionale @Mi_BACT

 
Per le Marche partecipano
- Museo Tattile Statale Omero di Ancona @MuseoOmero
- Museo Archeologico Nazionale delle Marche @MANM_Ancona


FormedalPassato ha iniziato con l'arte picena del Museo Archeologico di Ancona



Altri tesori piceni




Buon Museo a tutti!!!

martedì 24 marzo 2015

Anche Forme Dal Passato ha partecipato all'evento organizzato da Antichi sentieri, nuovi cammini a Santa Vittoria in Matenano 
 
 
 
 
Alcuni momenti della conferenza
 




martedì 10 marzo 2015

Rimpatriata nello Studiolo di Urbino




Per il ritorno dei 28 uomini illustri nello studiolo ad Urbino vi segnaliamo l’articolo di Stefano Miliani per il Giornale dell’Arte
Fu nel suo Palazzo Ducale di Urbino che il duca Federico da Montefeltro (1422-82) seppe creare uno dei luoghi cardine dell’ideologia rinascimentale: uno studiolo carico di simbologie, significati e fascino inversamente proporzionali alle dimensioni ristrette. Con tarsie lignee dagli effetti prospettici e nature morte incantevoli nella fascia bassa, nella parte alta questo scrigno ordinato da un signore d’arme amante delle arti e delle scienze dispiegava, lungo due fasce su quattro pareti, i ritratti di 28 «uomini illustri», ovvero poeti, filosofi, teologi, santi e uomini di chiesa. Nel 1632 il cardinale Antonio Barberini se li portò tutti a Roma: nel 1934, appena acquistate dallo Stato italiano, 14 di quelle tavole tornarono a casa; gli altri «mentori», tra cui Aristotele, Euclide, Seneca, san Tommaso e Dante, dal 1863 sono invece al Louvre.



Nel Palazzo Ducale li sostituiscono riproduzioni color seppia in scala 1:1, permettendo di ridisegnare mentalmente la sequenza completa ma non di vederla né di cogliere gli smaglianti rimandi cromatici tra una tavola e l’altra. Dall'12 marzo al 4 luglio una mostra (catalogo Skira) colma la lacuna affiancando ai vari Petrarca, Cicerone, Pio II e sant’Ambrogio del palazzo urbinate i 14 emigrati di lusso che il museo parigino presta per una riunione temporanea difficilmente ripetibile. Dunque, i 28 personaggi si ritrovano nella città marchigiana dopo oltre cinque secoli di separazione su iniziativa della Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici che a Palazzo Ducale dimora.

Un suo funzionario e storico dell’arte, Alessandro Marchi, uno dei curatori della mostra insieme alla soprintendente Maria Rosaria Valazzi, a Carlo Bertelli e a Emanuela Daffra, sembra entusiasta: «È la prima volta che viene ricomposta la serie degli “uomini illustri”, ognuno dei quali aveva primeggiato in campi come le lettere, la filosofia, la teologia e che corrispondono a testi presenti nella biblioteca di Federico. L’assenza di condottieri antichi non è strana perché i personaggi d’arme erano già raffigurati nella “camera picta” nel lato lungo del Palazzo, nelle pitture murali dipinte tra il 1459 e il 1460 e di cui sono rimaste delle porzioni». Autoritratto di un ideale di sé, di un uomo che vuole veder riconosciuta la propria cultura come legittimazione del potere (e viceversa), lo studiolo «è circoscritto, piccolo, si trova prima della camera da letto ed è raggiungibile dai sotterranei».



La paternità dei 28 dipinti, databili intorno al 1473-76, è assegnata al fiammingo Giusto di Gand con l’aggiunta dello spagnolo Pedro Berruguete. «La mostra parte anche da indagini tecnico-analitiche condotte, con tecnologie analoghe su tutti i dipinti, dall’Istituto di chimica dell’Università di Urbino con l’appoggio dell’ateneo di Bologna, della facoltà di Conservazione dei Beni culturali di Ravenna, e dei laboratori del museo francese». Il tutto, puntualizza Marchi, serve a raccogliere elementi omogenei: «Il dato più significativo è che l’impostazione si deve a un fiammingo, probabilmente Giusto di Gand, cui si affianca un pittore di matrice italiana, per la tradizione Melozzo da Forlì, sebbene non ci siano prove perché Pedro ha reso i 28 ritratti omogenei facendo una sorta di lifting generale».

La disposizione sulle pareti dev’essere però filologicamente corretta o almeno plausibile. «Conosciamo le collocazioni originali, replica Marchi, dai documenti che riportano la successione dei titoli e delle frasi che accompagnavano ogni ritratto». I costi assicurativi «piuttosto elevati» hanno impedito di chiedere in prestito dipinti per riassumere la passione di Federico per la pittura fiamminga, ma non impediscono di esporre, insieme ai risultati scientifici, apparati multimediali per restituire un’esperienza virtuale dello studiolo oltre a una sezione con dipinti di Giusto di Gand e di Berruguete.

martedì 3 marzo 2015

Il MITO DI ATALANTA


Atalanta è un'eroina ricollegata ora al ciclo arcade, ora alle leggende beote. Cresciuta sul monte Partenione, dove il padre l'aveva esposta alla nascita perché non voleva che figli maschi, si dedicò alla caccia nei boschi e riportò premi nella corsa e persino nella lotta, con Peleo per avversario.
Caccia del cinghiale
 
Non voleva sposarsi sia per fedeltà ad Artemide, sia perché un oracolo le aveva rivelato che se si fosse sposata sarebbe stata trasformata in un animale. Così annunciò che avrebbe sposato solo l'uomo capace di vincerla nella corsa; se fosse stata lei a vincere, avrebbe ucciso il pretendente. Molti giovani avevano trovato così la morte, perché Atalanta, dato all'inizio un lieve vantaggio al suo concorrente, lo raggiungeva facilmente prima della meta, armata di una lancia con cui lo trafiggeva.
Finché si presentò un nuovo pretendente, chiamato ora Ippomene, ora Melanione, che riuscì a vincerla gettando davanti a lei, nel momento in cui stava per essere raggiunto, alcuni pomi d'oro, che spinsero la fanciulla a fermarsi per raccoglierli, e perciò il giovane ottenne il premio pattuito. Più tardi, nel corso di una caccia i due sposi entrarono in un santuario di Zeus e qui si congiunsero insieme, per cui il dio, indignato per questo sacrilegio, li mutò entrambi in leoni.

Atalanta, Louvre
Un tema, quello del mito di  Atalanta e Ippomene, che più volte nel corso della storia è stato rappresentato in anfore, mosaici, vasi, statue o crateri, trova una particolare suggestione nel dipinto di Guido Reni.
Un’opera risalente al 1620-1625, oggi custodita al Museo nazionale di Capodimonte di Napoli.
Guido Reni, Atalanta e Ippomene
La tela rappresenta il mito di Atalanta, ninfa la cui imbattibile capacità nella corsa fu sconfitta solo da Ippomene tramite uno stratagemma ordito da Afrodite. Le due figure sono dipinte in un paesaggio notturno, in cui i colori del cielo si uniscono idealmente alle tinte del terreno facendo risaltare prepotentemente i due personaggi.
Atalanta e Ippomene hanno corpi dall'incarnato rosa pallido, le loro figure sono tese in movimenti al limite della danza, con un solo piede d'appoggio e le braccia sinistre ripiegate verso il corpo, scelta che permette di creare una composizione geometrica particolare e tesa al barocco.
Le due figure creano un'astratta geometria di diagonali incrociate impreziosite dalla musicale evoluzione dei panneggi, dal disegno spiegazzato e dai colori argentei, in una sintesi di rigorosa idealizzazione formale e di somma eleganza.