lunedì 19 gennaio 2015

Arte romanica e vie di pellegrinaggio


Nel corso del secolo XI la pratica dei pellegrinaggi verso i Santuari che custodivano preziose reliquie fiorisce, tanto da diventare un fenomeno di vastissima portata. La maggior sicurezza delle strade e lo sviluppo dei centri urbani sono eventi concomitanti che favoriscono in modo decisivo questa forma di devozione.
 
Il pellegrinaggio costituisce per l’uomo medievale, oltre che un atto penitenziale  espiatorio, spesso legato allo scioglimento di un voto, lo strumento più efficace per assicurarsi la benevolenza e la protezione  della divinità e dei santi, assumendo soprattutto nel caso dei lunghi viaggi verso lontane regioni, il valore di una fondamentale esperienza, di una sorta di rigenerazione che lasciava un segno profondo su chi lo compiva. Molti santuari erano meta  dei devoti, ma le principali vie di pellegrinaggio conducevano al Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e a quella dell’apostolo Giacomo a Santiago di Compostela.

In particolare Venezia e le città costiere adriatiche e la Puglia, porti di imbarco per la Terra Santa, dopo la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati, erano interessante dai pellegrinaggi e da un enorme andirivieni di persone che si spostavano tra Occidente e Oriente. Le strade inoltre che dai passi alpini conducevano a Roma erano costellate di importanti centri urbani, che proprio dalla seconda metà dell’XI secolo,  conquistano prosperità e relativa autonomia politica. Tutto questo non poteva che avere una positiva ricaduta sulle attività artistiche, che si andavano moltiplicando.  
 
Tra tutti i pellegrinaggi europei, quello che costituì il fenomeno di più vasta portata nell’XI secolo e che trova più forti e diretti legami con lo sviluppo e diffusione dell’arte romanica, è di certo il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, dove si trova la tomba dell’apostolo Giacomo, “apostolo pellegrino” per eccellenza. Il cammino, nato intorno al X secolo in ambiti aristocratici e cavallereschi, assume dimensioni gigantesche proprio nel secolo successivo, interessando via via oltre alla Francia, anche i fedeli provenienti dalla Germania, dalle Fiandre e dall’Italia, dando vita a una vera rete  di percorsi  con luoghi di raccolta e ospizi per pellegrini. Spesso le strade per arrivare a Santiago, partivano da Santuari, ciascuno dei quali contenti sante reliquie, a cui il devoto doveva rendere visita e omaggio.  Questa pratica di pellegrinaggio incide positivamente sul fare artistico, facilitando i contatti e i rapporti tra centro e centro che, riproducendo temi, forme e soggetti, si legano stilisticamente in comuni elementi.  


Abbazia Santa Maria di Rambona
Ma il fenomeno più intersante di tale circolazione di idee e modelli è costituito dall’imporsi da un particolare tipo di pianta, a croce latina, nelle grandi Chiese di pellegrinaggio con lo sviluppo degli spazi in funzione, sia dell’azione liturgica e sia delle masse dei pellegrini. Ed ecco allora che nascano ingressi  con portali monumentali, navate laterali, cappelle radiali absidate, adibite alla custodia delle reliquie, ampi deambulatori.

Abbazia di Fiastra
Nelle Marche, ad esempio, terra di confine e di passaggio, luogo di transito tra Roma e Ravenna, le due più importanti città del Medioevo italiano, punto di sbarco per imbarcazioni provenienti dall’Oriente, tali aspetti sono ancora ben riconoscibile in diverse strutture, solo per citarne alcune: Abbazia di Santa Maria Piè di Chienti presso Montecosaro e Abbazia di Santa Maria di Rambona presso Pollenza o ancora l’Abbazia di Fiastra, la quale si trova lungo il cammino lauretano che conduce dal santuario mariano di Loreto alla Basilica di Assisi.
 
Abbazia Santa Maria a Piè di Chienti
 
Suggestive le tre absidi semicircolari disuguali in pietra arenaria nell’Abbazia di Pollenza. Molto interessante è il complesso absidale nella Chiesa di S. Maria Piè di Chienti. Tre absidiole radiali sono addossate alla grande abside centrale, a sua volta sormontata da un abside poligonale, il tutto è poi decorato da lesene e archetti. Una leggenda vuole che sia stata fondata da Carlo Magno per celebrare una vittoria ottenuta contro i saraceni nelle vicinanze. Un giro tra queste splendide abbazie sarà di certo il modo migliore per scoprire la ricca produzione di architettura religiosa in epoca romanica in queste terre. 

Silvia Papa

martedì 13 gennaio 2015

Gian Mario e Daniele archeologi copiatori dell’arte nuragica


 
Due giovani laureati in archeologia preistorica, Gian Mario Buffoni e Daniele Chessa, producono ceramiche con le stesse tecniche del periodo nuragico e le mettono in vendita spiegando ai clienti che sono state realizzate esattamente come venivano fatte dagli antichi abitanti della Sardegna.
 
La realizzazione di quelle ceramiche è diventata la occupazione di due giovani archeologi, laurea a indirizzo preistorico, che hanno inventato un lavoro e che adesso pensano di mettere ulteriormente a frutto le proprie competenze fondando anche una associazione.
 
 
Forme dal passato che rivivono e che producono non solo bellezza e tradizione, ma anche occupazione!
 

lunedì 5 gennaio 2015

Dea di Morgantina

La Dea di Morgantina fu scolpita nel V secolo a.C. in Sicilia: l'autore sarebbe un discepolo di Fidia, operante nella Magna Grecia. La statua fu trafugata dal sito archeologico di Morgantina nella seconda metà del Novecento.



La statua è alta 2,24 metri e sarebbe stata scolpita tra il 425 a.C. e il 400 a.C., periodo nel quale la città di Morgantina venne assegnata a Kamarina, dopo gli accordi di Gela (424 a.C.) voluti da Ermocrate di Siracusa. Si tratta di uno pseudo-acrolito tecnica già sperimentata in Magna Grecia e soprattutto in Sicilia, anche per la realizzazione delle metope del tempio E di Selinunte (450 a.C.), avente il corpo realizzato in calcare colorato proveniente da una cava iblea, e le parti nude (testa, braccia, piedi) in marmo pario. La statua è lavorata nei minimi dettagli anche nella parte posteriore, dove il panneggio è riccamente caratterizzato: ciò farebbe pensare ad un'esposizione dell'opera su un piedistallo.




Stilisticamente la statua rientra nel cosiddetto stile ricco post-fidiaco, diffusosi in Grecia durante gli anni della guerra del Peloponneso: è evidente dal cosiddetto "effetto bagnato" della veste sul torso, che mette in risalto i lineamenti del corpo, e dal ricco panneggio a formare ampie pieghe, un dettaglio visibile solo lateralmente o posteriormente. Queste caratteristiche sono presenti anche in altre statue contemporanee o di poco più antiche, come la Nike di Paionios ad Olimpia o le Vittorie del Tempio di Atena Nike ad Atene. La testa non è rifinita nella parte posteriore ma è solamente abbozzata, probabilmente perché ricoperta da uno strato di stucco su cui era posizionata una parrucca o un copricapo.