venerdì 2 ottobre 2015

La grottesca


Una forma che ha avuto fortuna grazie al proprio passato e valore storico, è il motivo decorativo a grottesca. Di origine romana, le prime tracce note risalgono alla seconda metà del I secolo a.C.
Riscoperte nella seconda metà del XV secolo studiando i resti dell’antica Roma, le sale rinvenute della Domus Aurea di Nerone, come racconta Cellini furono credute grotte e loro decorazioni stravaganti, irreali, demoniache, ibride, buffe, estrose, chimeriche, fantastiche furono chiamate grottesche. Si racconta che tra i maestri che videro gli ornamenti di Fabullus ci fossero anche Raffaello, Filippino Lippi e Pinturicchio “a campi geometrici colorati, sia alternavano superfici bianche, dipinti con motivi fantasiosi: paesaggi, tempietti, colonnati in prospettiva e poi fiori, animali, mostri mitologici, un intero universo di bizzarre figure, che affascinò tutti i pittori che si avventurarono a copiarle a lume di candela”.
Dopo l’introduzione della grottesca da parte dei pittori quattrocenteschi e grazie allo straordinario esempio di Raffaello nelle Logge Vaticane, il motivo si diffuse nel resto d’Italia e d’Europa. Seppur criticata dalla Controriforma per la sua radice pagana, la grottesca ha rimbalzato nelle diverse epoche e in plurime discipline sino ad arrivare nel XX secolo. Questi ornamenti hanno fornito una ricca fonte di ispirazione e la loro eccezionale affermazione è dovuta soprattutto alla commistione del carattere classico e medievale-favolistico, al repertorio figurativo sacro e mitologico e all’adattabilità degli spazi e oggetti da decorare.
 
Decorazione a grottesche. Loggetta del cardinal Bibbiena, 1517-1519 Palazzi apostolici, Vaticano
 
Dalle miniature ai bestiari, dalle riscoperte rinascimentali al Seicento barocco, travalicando nel Settecento con il Rococò, dal Romanticismo e al Novecento con le decorazioni Liberty, dalle opere di Paul Klee, forme in sospensione, in lievitazione, in corso di metamorfosi, ai giochi caricaturali pieni di ghirigori e di meandri dovuti alla penna di Steinberg, insieme ai mobiles di Calder, che disegna con l'aiuto di falsi rami metallici sinuosità aeree affascinanti e impreviste, le possibilità quasi infinite di design della grottesca hanno dato agli artisti i mezzi per soddisfare desideri di bellezza, abbondanza e capriccio.
 
Velluto con Grottesche-Tessitura Luigi Bevilacqua, Venezia
 
La grottesca divenne una componente imprescindibile nelle decorazioni di volte e pareti di edifici religiosi e profani, di infissi, di piastrelle per pavimenti, di grandi stufe di maiolica tipiche dei paesi di lingua tedesca, di mobili (piani di tavoli intarsiati, paraventi, parafuoco per caminetti, cuscini e fodere delle tipiche poltroncine imbottite, armadi, cassapanche, etc.), di carta da parati, di tessuti da arredamento (tappezzerie, arazzi e tendaggi), di suppellettili di vario tipo (vasi ornamentali e servizi da tavola) e perfino di capi di abbigliamento e accessori, tra cui ad esempio scialli e ventagli.

Adottata da ceramisti, falegnami, mobilieri, sarti e ricamatrici, la grottesca è ancora oggi adoperata come motivo decorativo, quale ornato all’antica per rendere moderni, prestigiosi e intriganti marchi e prodotti.
Silvia Papa

venerdì 4 settembre 2015

Il Gatto e la sua storia nell’arte


Il gatto, animale portatore di simboli, misteri e superstizioni, seduttivo, romantico e affettuoso, è una delle forme nei confronti delle quali artisti di ogni età si sono cimentati. Osannato, elogiato, poetato, narrato, adorato, mosaicato, fotografano, cantato, dipinto, effigiato e colorato, la prima raffigurazione del gatto risale agli antichi egizi che hanno divinizzato i suoi tratti nella dea protettrice Bastet, simbolo di fecondità e di amore materno, ma fu grazie alla fondazione di colonie nella Magna Grecia che il gatto ebbe ampia diffusione in tutta Europa. In Italia si ha un’importante prova con il ritrovamento di una serie di monete databili intorno al 500 a.C. in cui sono raffigurati i fondatori delle colonie di Rhegion (Reggio Calabria) e Taras (Taranto) insieme ad un gatto. Si racconta che gli antichi romani lo fecero discendere direttamente dall’Olimpo per sfruttarne le abili doti di cacciatore, così come appare rappresentato nel mosaico di Pompei nella casa del Fauno.
 
Gatto che addenta una pernice. Mosaico, part. Casa del Fauno-Pompei
 
Fu invece demonizzato nell'Europa cristiana durante la maggior parte del Medioevo a causa dell'adorazione che i pagani avevano avuto verso questo animale. Nella simbologia medievale il gatto era associato alla sfortuna e al male, temibilissimo era considerato il gatto nero, poiché lo si credeva animale del diavolo e delle streghe. Introdotto da Isidoro di Siviglia nei bestiari, il suo giocare con il topo diventa exemplum del demonio che gioca con l’anima umana al momento della morte.
Con Leonardo da Vinci giunge la sua rivalutazione, disegnato in atteggiamenti abituali quali la lotta, il gioco o la caccia, inizia a comparire in numerosi lavori di carattere sacro. Il Ghirlandaio lo ritrae sotto il tavolo dell’Ultima Cena, lo si ammira nelle “Cene” del Veronese, Rembrandt lo colloca come quarto componente di una Sacra Famiglia e Lorenzo Lotto lo inserisce nella famosa Annunciazione di Recanati.

Lorenzo Lotto-Annunciazione di Recanati 1532, Villa Colloredo Mels-Recanati (MC)

Da Manet, Renoir, Gauguin passando per Goya e Mirò è possibile incontrare un gatto nei loro lavori. Nelle tele dei Preraffaelliti lo troviamo insieme a bimbi o in casa con borghesi, perfettamente inserito nell’ambiente domestico in qualità di irrinunciabile animale da compagnia. Seduttivo con i nudi di donna di Felix Vallotton, alter ego per Balthus, nel 1954 Warhol dedica un libro al gatto con immagini bizzarre, dal titolo “Venticinque gatti di nome Sam e uno di nome Blue Pussy”.
 
Protagonista non solo in quadri, racconti e canzoni, la forma del gatto campeggia nella moda e nel make-up. Il “cat-eye” l’occhio del gatto, è uno stile nato nell’antico Egitto e ritornato alla ribalda nel Novecento. Questo stile di make-up, una linea di eyeliner sulla palpebra superiore che si estende poi oltre l’occhio, facendo una curva, è stato scelto da icone stile come Brigitte Bardot, Sophia Loren, Audrey Hepburn e Madonna.
 
Sophia Loren, Cat-eye makeup
 
Durante gli anni cinquanta è Marilyn Monroe a rendere imperituro il modello cat-eye, l’attrice spesso fotografata con un tratto nero e sottile di eyeliner sopra le ciglia superiori, amava abbinare al trucco occhiali a forma di gatto, "Cat-eye glasses", ancora riconoscibili durante le sfilate, griffati e firmati dai grandi nomi della moda. Fenomeno dei nostri giorni è il noto gatto, manga giapponese, dal fiocco rosa di nome Hello Kitty, must per grandi e piccoli, commercializzato con strabiliante consenso in tutto il pianeta, il suo logo compare su borse, magliette, lenzuola, fazzolettini di carta, spazzolini da dente etc.
 
Silvia Papa
 
Borsa Hello Kitty. Collezione Camomilla
 

venerdì 31 luglio 2015

Mostra MITO E NATURA. Dalla Grecia a Pompei


Palazzo Reale di Milano ospiterà, dal 31 luglio 2015 al 10 gennaio 2016, la mostra “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei”.
Comunicato stampa

 La mostra MITO E NATURA. Dalla Grecia a Pompei ideata in occasione di Expo 2015 e in programma a Palazzo Reale di Milano dal 31 luglio 2015 al 6 gennaio 2016 presenta, attraverso più di 200 opere d’arte greca, magnogreca e romana, un aspetto poco noto del mondo classico: la rappresentazione della natura nei suoi vari aspetti, l’azione dell’uomo sulla realtà naturale e sull’ambiente. Sono così proposte al pubblico le ricerche più avanzate di un affascinante aspetto, fin qui poco noto, delle nostre radici classiche. Le opere provengono da musei italiani e internazionali fra cui il Museo Archeologico di Atene, il Kunsthistoriches Museum di Vienna e il Louvre di Parigi. 

 
Il progetto espositivo è promosso dal Comune di Milano – Cultura, insieme all’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Salerno, il Museo Archeologico di Napoli e la Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia ed è prodotto e organizzato da Palazzo Reale con la casa editrice Electa.
La mostra, curata da Gemma Sena Chiesa e Angela Pontrandolfo fa parte di ExpoinCittà, il palinsesto di iniziative che accompagna la vita culturale di Milano durante il semestre dell’EXPO 2015, ed ha il patrocinio del Mibact, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
L’allestimento è a cura di Francesco Venezia.
 
“Questa mostra ha un forte legame con Expo e i suoi temi perché mette in luce l’influenza della natura sulla cultura occidentale e sulle sue origini. – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – Nel semestre durante il quale il mondo a Milano punta a declinare un nuovo rapporto con l’ambiente è importante, infatti, sottolineare la relazione antica tra la storia della rappresentazione, il Pianeta che abitiamo e le sue risorse, indagando il rapporto sia dal punto di vista scientifico che da quello artistico. Palazzo Reale propone questo approfondimento con un taglio curatoriale prestigioso e con opere antiche e preziose che hanno il potere di affascinare ed emozionare, traportandoci come per incanto alle radici più profonde della nostra civiltà”.
 
Vasi dipinti, terrecotte votive, statue, affreschi e oggetti di lusso come argenterie e monili aurei sono ordinati cronologicamente (dal VIII sec. a.C. al II sec. d.C) e per temi in 6 sezioni nelle sale di Palazzo Reale, con un’attenzione maggiore sulla produzione artistica magno greca e in generale dell’Italia meridionale, a quella ellenistica e romana. Un focus particolare viene dedicato ai reperti archeologici di area vesuviana con una selezione di capolavori di pittura parietale pompeiana.
 
Le prime raffigurazioni di età arcaica (nella sezione Lo spazio della natura) rappresentano una natura selvaggia: rocce, alberi, caverne ma soprattutto frequenti scene marine come nel caso del famoso naufragio, dipinto in maniera grandiosa e inquietante, del vaso della fine del VIII secolo a.C. dal Museo di Ischia decorato con una famosa scena di naufragio dipinta in maniera grandiosa e inquietante. Il mare e la sua fauna sono celebrati anche più tardi nelle celebri pitture funerarie di Paestum e continueranno ad apparire su grandi vasi a figure rosse della Magna Grecia di V e IV secolo a.C. Caratteristici i cosiddetti piatti da pesce provenienti dall’Apulia (odierna Puglia), con realistiche rappresentazioni di diverse specie, tutte ben riconoscibili e ancora oggi presenti nell’Adriatico.
Ben presto nell’arco del tempo il rapporto dell’uomo con l’ambiente si sviluppa in senso simbolico (La natura come segno e metafora) come dimostra l’eccezionale lastra funeraria detta del Tuffatore dal Museo di Paestum. Emerge inoltre il valore metaforico di singole piante o animali (palma, alloro, ulivo) in specie nella ceramografia greca e magnogreca del V e IV secolo a.C. L’arte figurativa elabora le storie di Dioniso legate al vino, quelle di Demetra legate al grano e all’alternarsi delle stagione nonché di Trittolemo, l’essere divino che ha insegnato all’uomo a seminare. Tra le opere della sezione La natura coltivata dono degli dei, la statua di Trittolemo dal Museo di Santa Maria Capua Vetere e le lastre votive (pinakes) di Locri, splendidi esempi di bassorilievi in terracotta di V e IV secolo a.C. rappresentano magnifiche raffigurazioni delle divinità della vite e del grano. 

 
La mostra prosegue nella sezione Il giardino incantato raccontando come si diffonda il gusto per una rappresentazione decorativa di una natura esuberante che evoca giardini magici riferiti alla vita beata dopo la morte e alla rinascita in un mondo incantato. La natura è raffigurata in maniera più ornamentale che realistica e in composizioni di grande eleganza. I motivi naturalistici presenti sui vasi a figure rosse del IV secolo a.C. (eccezionali in mostra gli esemplari delle collezioni Intesa Sanpaolo e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) si tramandano fino ad epoca romana su vasi, dipinti, elementi architettonici e d’arredo, su argenterie e su rilievi marmorei come il notissimo Rilievo Grimani prestato dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, con pecora e i suoi cuccioli in un ricco ambiente naturale.
In mostra sarà anche esposto il celebratissimo “Vaso blu” (I sec. d.C.) da Pompei ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un prezioso reperto lavorato nella stupefacente tecnica del vetro-cammeo, con scene di amorini vendemmianti in bianco su fondo blu. L’opera, ottenuta eccezionalmente per l’esposizione, ritornerà a Napoli dotata di una nuova vetrina antisismica e antisfondamento grazie al supporto di Fondazione Bracco.
Le opere della quinta sezione della mostra Il paesaggio documentano come con l’affinarsi delle conoscenze naturalistiche, il paesaggio dipinto faccia il suo ingresso nell’arte di età ellenistica.
Sia nella corte macedone che ad Alessandria, la raffinata produzione artistica è caratterizzata da scene paesistiche come sfondo di cacce regali e da storie mitiche, nonché da rappresentazioni di paesaggi di campagne idilliache con alberi, rovine, pastori.
 
Il gusto per il paesaggio giunge a Roma, dall’inizio del I secolo a.C., con importanti testimonianze nelle decorazioni delle abitazioni non solo dell’aristocrazia ma anche della ricca borghesia di età imperiale. Un esempio sono le storie di Ulisse dei Musei Vaticani affreschi provenienti da una ricca domus romana con grandiose scene mitiche sullo sfondo di ampi paesaggi di rocce, piante, animali ed anche le pitture provenienti dalle case pompeiane con scene mitologiche ora al Museo Archeologico di Napoli. Il percorso espositivo prosegue con uno sguardo all’influenza che i modelli delle lussuose ville marittime edificate lungo le coste laziale e campana dall’aristocrazia ebbero sulle grandiose dimore lacustri costruite nel corso delle romanizzazione nell’Italia del Nord. (Il mediterraneo ai piedi delle Alpi). I ricchi ceti municipali ricostruirono sulle rive dei laghi prealpini il modello delle coste campane, ridisegnando anche l’ambiente naturale.
Accanto sono radunati spettacolari esemplari di pittura illusionistica di giardini (Il verde reale e il verde dipinto) che specialmente nel I secolo d.C. decoravano le domus romane, per decorarle e per amplificarne gli spazi. In mostra sono affiancati ad oggetti d’arredo, come piccole sculture e puteali che ornavano gli spazi verdi ed erano riprodotti nelle pitture. Molti anche gli affreschi notissimi o meno noti (molti restaurati per l’occasione) che, assieme ad alcune celebri pitture con scene di ville e paesaggi marini, documentano il tono lussuoso delle dimore campane.
Tra questi, straordinariamente ben conservati, sono gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro da Pompei.
 
Un genere che nasce nel mondo ellenistico-romano e avrà molta fortuna nella pittura moderna è quello della “natura morta”. Dalle città vesuviane ci sono giunti affreschi di grande gusto coloristico che rappresentano frutti riprodotti insieme a vasellame e ad animali. Alcuni esemplari di semi, di frutti e di pani da Ercolano e Pompei ci riportano alla realtà alimentare di età romana con un sorprendente gioco di specchi fra la natura dipinta ed i suoi modelli reali.
A questa sezione che orienta lo sguardo sulla natura morta, è stata aggiunta una “settima stanza”, nella quale la natura morta contemporanea ritrova profondità temporale nel rapporto con l’antico. Inizialmente non prevista nel progetto dell’allestimento, la stanza ospita tre quadri di Filippo de Pisis, tre nature morte. Come scrive in catalogo Francesco Venezia: “L’allestimento della settima stanza è stato concepito, nelle tre dimensioni della sala, quasi come finzione di un quadro ingigantito dell’Artista: piani cromatici sovrapposti, quel certo non so che di disequilibrato, di obliquo – i tre quadri veri entrando nel gioco compositivo della finzione…”
“Non ho mai trovato - aggiunge Francesco Venezia - esplicito riferimento per l’opera di de Pisis alle nature morte di Pompei. Eppure queste, ne sono certo, si sono misteriosamente rinnovate nella memoria –e nelle tele- di questo grande pittore contemporaneo.” 
 
In occasione della mostra, Orticola di Lombardia, associazione botanica senza scopo di lucro, grazie a Hermès e in collaborazione con Io donna, il settimanale del Corriere della Sera, allestisce un giardino, a cura degli architetti Marco Bay e Filippo Pizzoni, che si ispira e rievoca il viridario delle case romane e in cui trovano dimora piante in uso duemila anni fa.
Il giardino è ospitato nello spazio all’aperto retrostante Palazzo Reale, è quindi la prima volta che un percorso verde entra in una mostra a Palazzo Reale.
  
Il catalogo della mostra edito da Electa è introdotto dai testi delle curatrici e ripercorre il percorso espositivo con oltre 200 illustrazioni delle opere e con saggi d’approfondimento di autori internazionali: Alain Schnapp, Nikolaus Dietrich, François Lissarrague, Eliana Mugione, Cornelia Isler-Kerényi, Giampiera Arrigoni, Claude Pouzadoux, Nikolina Kei, Federica Giacobello, Elisabetta Gagetti, Mauro Menichetti, Agnés Rouveret, Valeria Sampaolo, Fabrizio Slavazzi, Maria Grazia Facchinetti, Elena Calandra, Francesca Ghedini, Fabrizio Pesando. 

venerdì 12 giugno 2015

IL LUPO NEI BESTIARI


 
I bestiari diffusi nel Medioevo sono trattati che descrivono animali veri o immaginari, erano opere di grande fama e influenza, illustrati da miniature, in cui autori sconosciuti offrivano un’interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa. Una sorte di genere didascalico letterario, una summa del sapere medievale sugli animali, i bestiari traggono origine dal fortunatissimo testo greco del II secolo, il Physiologus, redatto e tradotto poi in più lingue.

Un ampia descrizione del lupo è rintracciabile nel bestiario Libro della natura degli animali, composto da un anonimo in Italia settentrionale alla fine del 1200. La natura del lupo è tale per cui, quando un uomo lo vede prima che esso veda l’uomo, l’animale perde tutta la sua forza e il suo ardimento; ma se il lupo vede l’uomo per primo, allora questi perde la voce e non può dire più nemmeno una parola.

Il comportamento del lupo è ripreso anche nei bestiari d’amore, si ricordi il famoso Bestiaire d’amour di Richart de Fournival. Quando vi è amore fra l’uomo e la donna, se l’uomo si accorge che la donna lo ama e glielo fa notare, allora lei perde ogni ardimento nel negare e si abbandona al sentimento, ma se l’uomo si rivela alla donna e le dichiara il suo sentire, lei lo respingerà e lui non potrà più dire o fare nulla per riconquistarla.  

Altri aspetti vengono attribuiti al feroce animale. Ha il collo così rigido da non poterlo piegare senza girarsi con tutto il corpo; cattura solo le prede lontane dalla sua tana e, quando entra in un ovile per rubare e divorare le pecore, se gli capita di far rumore in qualche modo con le zampe, è tale la rabbia che si morde da solo la zampa che lo ha danneggiato, spaventando le prede.

Le nature del lupo vengono paragonate a quelle degli uomini. Come i lupi, gli uomini vivono di rapine, accettano incarichi pubblici unicamente per truffare. Simbolo di superbia, il lupo rappresenta il principio di ogni male. Come il lupo, il diavolo si appropria dell’animo umano, impedendo di chiedere perdono per i propri peccati, al contrario se l’uomo si pente allora nulla e nessuno lo può allontanare da Dio, lo stesso per il lupo sorpreso dall’uomo che rimane indifeso.

Il lupo per le popolazioni medievali è l’animale più spietato: è l'animale più crudele e più astuto. Procede sempre nella direzione del vento, perché i cani non possano seguire le sue tracce; quando ulula, si mette la zampa davanti alla bocca per far credere di non essere solo. Il suo morso è tanto più velenoso in quanto si nutre di rospi e, come il cane, è spesso rabbioso. E’ così diabolico che là dove passa, l'erba non cresce più.

Il rapporto dell’uomo con la natura dopo l’antichità entrò in crisi in Europa, facendo nascere paure e mostri. I bestiari sono importanti documenti utili alla comprensione della cultura che li ha prodotti. Determinanti per lo loro stesura furono le minori conoscenze scientifiche e l'attaccamento alle tradizioni locali e leggende pervenute da lontano. I bestiari incrementarono la fantasia umana sulla base della condizione territoriale e geografica nella quale vivono. Gli insediamenti erano fortificati e isolati a causa delle numerosissime invasioni ed erano collocati di norma a ridosso di un bosco per garantire la rifornitura di legname. La foresta rappresentava dunque una fonte di approvvigionamento, ma allo stesso tempo inquietava e incuteva timore. Il buio e i rumori non riconoscibili facevano  pensare che di notte la foresta fosse popolata da presenze sinistre e demoniache e animali selvaggi, come i lupi.
 
La percezione del lupo non poteva che essere di nemico dell’uomo. Divoratore di greggi, il lupo attaccava l'uomo con insolita audacia, usciva dalla foresta e arrivava nelle case, attentando alla vita degli uomini e dei suoi animali. I poteri pubblici e privati organizzarono, in un clima di terrore e odio, una caccia mortale contro l’animale. Carlo Magno aveva istituito i lupari per contrastare e uccidere l’avanzata dei lupi. La tradizione biblica e cristiana offriva inoltre una base ideologica a questa guerra. Il vescovo Eucherio di Leone lo dice fin dal V secolo: "Lupo, diavolo o eretici". Quando, nel XIII secolo, vengono fondati gli ordini dei Mendicanti, i Domenicani, i cani del Signore avevano il compito di proteggere gli uomini, pecore del Signore, dai lupi diabolici ed eretici.

Ogni animale nei bestiari è un’allegoria: la tigre corrisponde agli uomini che si fanno ingannare dal demonio; la farfalla è il peccatore attirato dalla bellezza; il drago corrisponde al demonio adulatore; come pure la salamandra e il corvo sono altre manifestazioni del maligno; la pantera è Cristo che si nutre di tutte le anime che attira; mentre la sirena è la donna che attrae l'uomo. Favolose descrizioni riguardavano inoltre i mostri e gli esseri chimerici, visti, sognati o tramandati nei racconti popolari, un pesce monaco:  un mostro marino che vive lungo le coste norvegesi, con il corpo di pesce e la testa tonsurata con un cappuccio simile a quello dei frati. Boschi e foreste sono popolate da essere deformi, i draghi vivono nelle montagne e mostri marini nel fondo dei mari.

Non era infatti cosa strana trovare nei bestiari accanto ad animali reali anche creature leggendarie, poiché per l’uomo medievale il mistero è presente ovunque e, proprio per questo, non esclude nulla a priori, indipendentemente dalla sua possibile esistenza. Non vi è una netta cesura tra logico e illogico, la credenza del soprannaturale non è incompatibile con la concezione razionale del mondo e con la realtà naturale. Gli spiriti possono coesistere con gli umani e i morti con i vivi.

Non dobbiamo infine dimenticare che nel Medioevo uomini, animali e tutte le altre cose visibili e invisibili, erano anzitutto creature di Dio. Alla base dei bestiari vi è questa convinzione: poste le  innegabili diversità tra piano umano animale, umano e spirituale vi sono delle similitudini che vanno lette e interpretate unicamente con l'aiuto della retorica o della fede. I bestiari e i loro mondi rimangono una fonte preziosa di tradizione, di magia e di conoscenza di un’età inevitabilmente divisa tra realtà e sogno.        

 

Silvia Papa

venerdì 15 maggio 2015


Regia: Nicolangelo Gelormini, ex allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia sede Lombardia
 
“Sabato sera, in occasione della Notte dei Musei, i principali luoghi della cultura statali saranno visitabili al costo simbolico di un euro. Un’occasione unica per godere il patrimonio artistico al di fuori dei consueti orari di visita e apprezzare la bellezza degli innumerevoli capolavori esposti nelle collezioni dei nostri musei”.
Così una nota dell’ufficio stampa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, guidato da Dario Franceschini, comunica l’adesione del Mibact alla Notte dei Musei promossa dal Consiglio d’Europa. Grazie a questa iniziativa, sabato 16 maggio, dalle 20 alle 24, i principali monumenti, musei e aree archeologiche statali saranno visitabili - come lo scorso anno - al costo simbolico di un euro.

Per l’occasione gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia del corso di cinematografia d’impresa della sede di Milano hanno prodotto un video a sostegno della campagna di comunicazione dell’iniziativa.
 
 
Nelle Marche sono possibili visitare i seguenti musei:
Museo Archeologico Nazionale delle Marche
Ancona
AN
20.00 - 24.00
Antiquarium statale di Numana
Numana
AN
20.00 - 24.00
Rocca Roveresca di Senigallia
Senigallia
AN
20.00 - 24.00 (ultimo ingresso ore 23.00)
Museo Archeologico Statale di Cingoli
Cingoli
MC
20.00 - 24.00
Museo Archeologico Statale di Urbisaglia
Urbisaglia
MC
20.00 - 24.00
Rocca Demaniale di Gradara
Gradara
PU
20.00 - 24.00
Galleria Nazionale delle Marche
Urbino
PU
20.00 - 24.00
 
 

lunedì 4 maggio 2015

I Musei Capitolini

Alcune delle opere conservate nel Musei Capitoli



Achille e Aiace giocando a un gioco da tavolo. Oinochoe a figure nere (530 a.C.).


Arco di Marco Aurelio-Marco Aurelio in Trionfo


Arco di Marco Aurelio-Marco Aurelio con due barbari


Arco Trionfale di Marco Aurelio-Marco compie un sacrificio prima della campagna militare contro i barbari del nord

La lupa capitolina con i due gemelli, Romolo e Remo.


La Vittoria di Alessandro su Dario di Pietro da Cortona.


Papa Urbano VIII


Parti della statua colossale dell'Imperatore Costantino


Romolo e Remo di Pieter Paul Rubens


Sarcofago che rappresenta la caccia al cinghiale di Calidone, il l'eroe Meleagro e la dea Artemide.


Sarcofago della caccia al leone


Tempio di Adriano, particolare


Tommaso Laureti e la Battaglia del Lago Regillo, sotto sulla sinistra la statua di Gianfrancesco Aldobrandini, sulla destra quella di Carlo Barberini.


Tommaso Laureti e La giustizia di Bruto






sabato 25 aprile 2015

Porto Recanati 25 aprile 2015




L'Associazione Ponte delle Nazioni in collaborazione con il Comune di Porto Recanati organizza presso l'Auditorium Enrico Medi di Porto Recanati l'incontro sul tema "Storia, Cultura e Integrazione della Comunità Albanese nelle Marche" alle ore 16.30.




lunedì 13 aprile 2015

Archeologia ed epigrafia a Macerata


Il 10 aprile, alle ore 17,00 presso i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi a Macerata, verrà inaugurata la Mostra “Archeologia ed epigrafia a Macerata. Cinquant’anni di ricerche in Ateneo", che rimarrà aperta fino al 26 dello stesso mese.
 
L’esposizione, curata da Silvia M. Marengo, Gianfranco Paci e Roberto Perna vuole ripercorrere la storia dell’attività degli archeologi e degli epigrafisti che negli ultimi decenni hanno lavorato nell’Ateneo maceratese portando gli interessi della loro ricerca in Italia e in molti paesi del Mediterraneo.
Con l’arrivo infatti a Macerata nel 1968 del Prof. Antonino Di Vita e, nel 1970, del Prof. Lidio Gasperini, si avviò una esperienza scientifica ed umana che ha caratterizzato in modo peculiare l’Università di Macerata e l’allora Facoltà di Lettere e Filosofia e che, durando tuttora, qualifica nel mondo quella dell’attuale Dipartimento di Studi Umanistici.
I rapporti scientifici e le numerose ricerche di carattere regionale, ma soprattutto internazionale, che i due studiosi seppero avviare, l’opera di organizzazione della didattica e la capacità di istituire un fecondo dialogo fra archeologi ed epigrafisti hanno sempre caratterizzato l’attività dei settori archeologico ed epigrafico dell’Ateneo, consentendo di avviare la nascita di due scuole, perfettamente integrate, ben presto riconosciute in Italia e all’estero.
Nel corso degli anni le vie aperte dai maestri sono state quindi percorse da altri studiosi e colleghi che li hanno affiancati o sono a loro subentrati, aprendo ed approfondendo altri e diversi filoni di ricerca.
Oggi la celebrazione dei cinquant’anni dalla nascita della Facoltà di Lettere e Filosofia è l’occasione per fare, attraverso una esposizione anche di materiale documentario, video, foto e plastic,i il punto su questa storia anche per comunicare ad un pubblico ampio come tali ricerche sono oggi interpretate in una ottica moderna ed attuale, sempre più legata ai rapporti con il territorio, all’utilizzo delle moderne tecnologie, alla valorizzazione ed alla formazione di archeologi ed epigrafisti nell’ottica della “terza missione” dell’Università.

Porteranno i loro saluti:
Luigi Lacché (Rettore del’Università di Macerata)
Romano Carancini (Sindaco del Comune di Macerata)
Irene Manzi (Deputato; membro della Commissione cultura della Camera)
Antonio Pettinari (Presidente della Provincia di Macerata)
Filippo Mignini (Direttore del Dipartimento di Studi Umanisti dell’Università di Macerata)
Mario Pagano (Soprintendente Archeologo perle Marche)

Nell’occasione verrà presentato da Luisa Brecciaroli Taborelli il volume: Epigrafia e archeologia romana nel territorio marchigiano, a cura di G. Paci.

Per la mostra sono stati realizzati dei modelli in 3D del Mausoleo di San Catervo a Tolentino grazie al lavoro di squadra di Matteo Tadolti – Abaco Società Cooperativa; Riccardo Pallotto DigiTales e Emilio Antinori – Design for Craft



 

mercoledì 1 aprile 2015

L’1° aprile 2015 riapre il Museo Egizio con ingresso gratuito

Tutte le info nell’articolo della Stampa - Alma Toppino
Grande e magnifico come solo i luoghi dei re sanno diventare.
Mercoledì 1 aprile il Museo Egizio realizza il sogno di una Torino protagonista del 2015, tra Expo-Exto, Ostensione, Bicentenario di Don Bosco e Capitale dello Sport, aprendo le sue porte al pubblico dalle 9 alle 24 (ultima entrata ore 23), con ingresso gratuito. Un invito in grande stile per far scoprire ai torinesi le meraviglie di un progetto avveniristico costato circa 50 milioni di euro, parte dei quali stanziati da Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo, realizzato da Isola Architetti, che regala un respiro di 9 mila metri quadrati a secoli di storia.  
 
Per l’evento si attendono centinaia di visitatori e, proprio per ottimizzare l’organizzazione di questa giornata, gli ingressi saranno suddivisi in fasce orarie, una ogni trenta minuti. Si può anche già prenotare on line collegandosi al sito www.egizio1aprile.it, scegliere l’intervallo di tempo in cui si desidera effettuare la visita e registrarsi inserendo nome, cognome e il codice di avviamento postale di residenza. In caso contrario, si dovrà attendere il proprio turno. 
Il percorso scientifico, progettato dal Direttore Christian Greco con sette curatori specializzati, consente un viaggio nel tempo multisensoriale. Grazie alla collaborazione con il Cnr e a preziosi documenti, sono state infatti realizzate le ricostruzioni virtuali in 3D di scoperte straordinarie, quali la Tomba di Kha, la Tomba di Nefertari e la Cappella di Maia, tutte e tre opera di Ernesto Schiaparelli agli inizi del 900. 
 
Il grande racconto della civiltà egizia si dipana su quattro piani coprendo secoli di arte e di cultura, dal 4000 a.C. al 700 d.C, attraverso le preziose collezioni, in parte antiquarie in parte provenienti da scavi archeologici. Di grande impatto sarà poi sempre la Galleria dei Sarcofagi, molti dei quali restaurati nel Centro di Restauro della Venaria Reale con il sostegno de Gli Scarabei, associazione dei sostenitori del Museo Egizio. Un allestimento molto laborioso, che si è valso della collaborazione di prestigiosi musei, tra cui quelli Vaticani, il Rijksmuseum di Leida e il Louvre. La visita si conclude nelle sale del cosiddetto Statuario, ideato dallo scenografo Dante Ferretti e rimasto inalterato, che diventa una Galleria dei re degna di Champlion, lo studioso di geroglifici che lavorò a Torino nell’800.  
 
Tanti saranno gli eventi che il Museo potrà ospitare, grazie a questo riallestimento che amplifica le capacità evocative e immaginifiche dei reperti coinvolgendo il pubblico. Oltre a mostre e ad esposizioni temporanee, ci sarà spazio infatti anche per una collaborazione con le discipline sceniche. Valter Malosti e alcuni allievi della Scuola per Attori del teatro Stabile daranno voce a faraoni e a divinità. Inoltre il cortile del seicentesco Collegio dei Nobili ospiterà nel periodo estivo due rappresentazioni teatrali: «Antonio e Cleopatra» di Shakespeare e «Akhenaton» di Agatha Christie dal 25 giugno al 19 luglio. 
 
 

venerdì 27 marzo 2015

#MuseumWeek, 23-29 marzo 2015



Dal 23 al 29 marzo 2015, le istituzioni culturali e i musei di tutto il mondo sono invitati a
celebrare la cultura su Twitter. Professionisti della cultura, scoprite come funziona la
#MuseumWeek 2015, iscrivetevi e preparatevi a partecipare!

Storia e obiettivi

Promossa da una dozzina di community manager di musei e istituzioni culturali francesi in collaborazione con i team di Twitter, la #MuseumWeek 2014 ha conquistato 630 musei di tutta Europa. 
Per il 2015 ci si è prefissato un duplice obiettivo: dare un’eco mondiale a questo evento dedicato alla celebrazione dei musei e attirare un numero di visitatori ancora più ampio, in modo ludico e partecipativo. 

Principi della seconda edizione

Ecco di seguito alcuni dei punti che struttureranno l’agenda della #MuseumWeek 2015:
● 7 giorni, 7 temi da condividere con tutti i partecipanti di ogni parte del mondo;
● Ogni tema può essere esteso a tutti i campi in cui sono specializzate le vostre istituzioni (arte, scienza, storia,etnografia...) ed è sufficientemente ampio per raggiungere qualsiasi tipo di pubblico;
● Nei giorni feriali i vari temi incoraggeranno la comunicazione online, mentre nel week-end si darà maggiore risalto alla partecipazione attiva dei visitatori in loco;
● Saranno promosse le interazioni fra istituzioni, comprese quelle all’estero, e quelle con il pubblico in visita almuseo.
 

Lunedì 23 marzo #secretsMW

Lunedì fate scoprire al pubblico la vita quotidiana delle vostre istituzioni, il “dietro le quinte” e magari anche qualche segreto ben custodito.

Martedì 24 marzo #souvenirsMW

Martedì invitate il vostro pubblico a condividere i ricordi che hanno di una loro visita al museo, ad esempio attraversoun oggetto (foto, magnete, mug, libro, cartolina) o un incontro o un momento che ha lasciato il segno. Per i bookshopinterni sarà l’occasione ideale per presentare i propri prodotti di punta. 

Mercoledì 25 marzo #architectureMW

Mercoledì raccontate la storia del vostro edificio, dei suoi giardini, del suo quartiere e dei suoi luoghi emblematici. Un modo per presentare la vostra istituzione da un’altra prospettiva. 

Giovedì 26 marzo #inspirationMW

Giovedì invitate il pubblico a catturare, intorno a sé, dei contenuti correlati alle specializzazioni delle vostre istituzioni! L'arte, la scienza, la storia, l’etnografia... sono dappertutto intorno a noi. E con gli smartphone ormai tutti noi possiamo inventare e creare. 

Venerdì 27 marzo #familyMW

Venerdì presentate al pubblico tutto ciò che offre la vostra istituzione per rendere una visita in famiglia o con la scuola un’esperienza indimenticabile: in loco (contenuti online, aree dedicate, audioguide, laboratori, visite guidate…) o online (materiale didattico, opuscoli, giochi). E incoraggiate il pubblico a condividere la sua esperienza.  

Sabato 28 marzo #favMW

Sabato sarà il giorno dei colpi di fulmine! Incoraggiate i visitatori a condividere - con una foto, un video o un Vine – ciò che hanno amato di più del museo. Approfittatene per mettere in evidenza i fiori all’occhiello delle vostre istituzioni (opere, dispositivi, spazi…) e utilizzate Twitter come strumento per orientare la visita! 

Domenica 29 marzo #poseMW

Domenica invitate i vostri visitatori a considerare il museo come un set e a mettersi al centro della scena. Pose, memi, selfie, … lasciate che il pubblico occupi lo spazio a modo suo. Stimolate la partecipazione con l’aiuto del personale dell’istituzione! 

Per iscriversi

Iscrivetevi oggi stesso su www.MuseumWeek.org e invitate altre istituzioni a seguire il vostro esempio ritwittando @MuseumWeek

 
Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo


partecipa con il proprio account istituzionale @Mi_BACT

 
Per le Marche partecipano
- Museo Tattile Statale Omero di Ancona @MuseoOmero
- Museo Archeologico Nazionale delle Marche @MANM_Ancona


FormedalPassato ha iniziato con l'arte picena del Museo Archeologico di Ancona



Altri tesori piceni




Buon Museo a tutti!!!