martedì 9 dicembre 2014

La tradizione ceramista di Gubbio


La città di Gubbio vanta una lunga tradizione nell’arte ceramica. I più antichi manufatti ceramici nel territorio eugubino riportati alla luce risalgono al periodo neolitico, successivi ritrovamenti sono riconducibili all’età del bronzo, del ferro e al periodo romano. Documenti rivelano anche un’attività produttiva a partire dal XII secolo, nel 1338 lo statuto cittadino approva l’arte dei vasai ars vasariorum et figulorum, ma sono i secoli XV e XVI che vedono il periodo di massimo sviluppo della ceramica a Gubbio.
 
Ai vasai locali si uniscono maestranze forestiere, tra le quali i fratelli Salimbene, Giovanni e Giorgio Andreoli, giunti a Gubbio attorno agli anni 1490-92 da Intra sul lago Maggiore. Acconto alla produzione di vasellame di uso comune, che producono gli Andreoli nei primi tempi del loro arrivo in città, Mastro Giorgio inserisce una raffinata lavorazione di maioliche a lustro, una particolare tecnica decorativa che consentiva di ottenere il colore dell'oro o del rubino con sfumature cangianti e iridescenti, già in uso nel mondo arabo e in quello ispanico-moresco. La più antica testimonianza pervenuteci nella produzione di lustro rosso rubino e oro di Mastro Giorgio è un piatto, datato 1515, oggi conservato al Museo “Victoria and Albert Museum” di Londra. La maggior parte di questi piatti reca ornati a grottesche, a trofei e a putti, di prevalente stile derutiano, dipinti in turchino e verde, arricchiti poi a lustro di rosso e oro.        
   
In seguito si avranno decorazioni con palmette, e vasi e coppe con ornati plastici.         
                  
Le opere realizzate del Mastro Giorgio diventano in breve tempo così celebri da essere presenti nella mensa ducale di Guidobaldo da Montefeltro e nella corte di Papa Leone X, il quale nel 1519 riconosce non solo la validità dell’artista, ma anche lo aiuta per ottenere l’esenzione fiscale a tutela della tecnica e della relativa produzione: “della sua eccellenza nell'arte della maiolica sì che alcuno non gli è pari" e "per l'onore che ne ridonda alla città, al Signore ed al comune di Gubbio presso tutte le Nazioni alle quali vengono portati i vasi della sua fabbrica e per il grande lucro ed utilità di dogana".                                  


                                   
Cipriano Piccolpasso nei suoi "Tre libri dell'arte del vasaio", dice di aver visto applicare a Gubbio nella bottega di Mastro Cencio, il figlio di Mastro Giorgio, la tecnica a lustro, della quale descrive il procedimento, ma solo per realizzare il lustro color oro e non per il rosso rubino, che rimane ancora oggi di insuperabile bellezza e imitazione.

Anche Gabriele d’Annunzio rende omaggio a Mastro Giorgio (Elettra-Le città del Silenzio,1903)
Agobbio, quell’artiere di Dalmazia
che asil di Muse il bel monte d’Urbino
fece, l’asprezza tua nell’Apennino
guerreggiato temprò con la sua grazia.

Or tristo e spoglio il tuo Palagio spazia
tra l’azzurro dell’aere e del lino.
Ma ne’ tuoi bronzi arcani il tuo destino
resiste alla barbarie che ti strazia.

E, se teco non più ridon le carte
di Oderisi cui Dante sotto il pondo
vide andar chino tra la lenta greggia,

l’argilla incorruttibile per l’arte
di Mastro Giorgio splende; e in tutto il mondo
l’alta tua nominanza ne rosseggia.

Tra il 1600 e il 1700 la ceramica artistica eugubina ebbe un decremento produttivo.
 
Alcune testimonianze della prima metà del '700 indicano a Gubbio una produzione di maiolica decorata, tra cui quella a foglie blu su fondo azzurrato. Diverse documentazioni attestano l'esistenza di fabbriche locali di Maiolica Rossa e di Maiolica Bianca nella seconda metà del XVIII secolo.
 
Nel corso del 1800, a seguito della pubblicazione nel 1857 del manoscritto del Piccolpasso, abbiamo la riscoperta dei lustri metallici nelle fabbriche eugubine, grazie al lavoro di Angelico Fabbri, Luigi Carocci e Giovanni Spinaci. Nello stabilimento di Antonio Passalboni si producono piatti con intensi lustri e raffinate decorazioni a rilievo. Giuseppe Magni si dedica alle maioliche riverberate e policrome. Nel corso del 1900 numerose furono le aziende di ceramiche che si svilupparono a Gubbio, tra le quali la società Vasellari Eugubini diretta da Ilario Ciaurro e la Fabbrica Maioliche Mastro Giorgio di Polidoro Benveduti, dove si sperimenta la tecnica del bucchero.
Silvia Papa

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