lunedì 1 dicembre 2014

Il lusso nella vita privata come espressione di una aristocrazia al potere


Tra la fine della Repubblica e l’età̀ augustea le domus aristocratiche divennero palcoscenici particolarmente consoni all’esibizione di lusso, adatti all’elaborazione di opportune strategie politiche utili al mantenimento del proprio potere politico: in questi ambienti, che non rispondono appieno al concetto di “privato” del mondo moderno, il patronus riceveva infatti ogni mattina la propria numerosa clientela. Elegantissimi arredi in argento o marmo esibiscono gli stessi repertori figurati della colta arte “ufficiale”, che come in un gioco di specchi permea di sé anche gli spazi privati.
 
Alcune famiglie possedevano interi servizi in argento, magari tramandati di generazione in generazione, ma esistevano anche vasi in argento, talora completi di sostegno per l’esposizione, che il proprietario mostrava con orgoglio ai suoi ospiti, come le coppe ad emblema centrale del tesoro di Boscoreale, o i meravigliosi esemplari decorati a sbalzo con scene mitiche o desunte dal coevo repertorio dell’arte ufficiale.
 
Hanno l’avvio in questa fase produzioni di lusso di altissimo livello artistico, quali i vetri-cammeo, a due o più strati sovrapposti di colore generalmente blu e bianco, vetri da mensa e dispensa, e la ceramica fine da mensa, la terra sigillata italica (ceramica aretina), caratterizzata dal rivestimento rosso e influenzata, nelle forme e nella decorazione, dalle ceramiche ellenistiche dell’area microasiatica e alessandrina.
 
Nel repertorio decorativo, tra i temi prescelti prevalgono le raffigurazioni di cerimonie sacre, i grifi apollinei, la sfinge, i girali vegetali, accanto alle raffigurazioni divine e mitologiche, spesso legate all’ambito dionisiaco.

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