lunedì 24 novembre 2014

IL TEMPIO DI MINERVA - ASSISI


Nel meraviglioso scenario di architettura mediavele della Piazza del comune di Assisi, si rimane affascinati di fronte al Tempio di Minerva. Costruito nel I secolo AC per volere di Gneo Cestio e Tito Cesio Prisco, il Tempio costituisce uno degli esempi più integri e leggibili dell'architettura sacra romana:  le sei splendide colonne corinzie e l’intera facciata sono ancora intatte, così come le mura laterali dell’edificio sono ben conservate.
 
Edificato su uno dei terrazzamenti che costituivano l'antica città ed in particolare sulla terrazza centrale che si affacciava sul piazzale sottostante, identificato come foro, presenta una cella quadrangolare preceduta da un pronao. La cella era costruita a piccoli blocchi di calcare locale legati da malta: di questa sono visibili la facciata e la controfacciata, mentre i muri laterali verranno poi incorporati nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Sulla fronte, sei colonne scanalate di ordine corinzio poggiano su alti plinti, sormontati da capitelli con doppio ordine di foglie d'acanto. Al disopra poggia l'architrave sul quale campeggiava un’iscrizione dedicatoria con lettere in bronzo, andate perdute, che menzionava i due quattuorviri quinquennali, finanziatori dell'opera.

Abbandonati i riti pagani, il Tempio viene utilizzato e restaurato dai monaci Benedettini, che dividono la cella in due piani, ricavando stanze di abitazione nella parte superiore e la chiesa di San Donato nella parte inferiore. Anche il pronao viene diviso in due piani. Nel 1212 i Benedettini, concedono in affitto gli ambienti del Tempio al neo Comune di Assisi (sorto nel 1198) e per tutto il 1200 e il 1300 il pronao funge da Tribunale civico e la chiesetta di San Donato viene utilizzata come carcere comunale, almeno fino all’inizio del 1400[1].



Giotto, non a caso, rappresenta nella scena Omaggio all’uomo semplice, degli affreschi del ciclo pittorico della Basilica superiore di S. Francesco, un’immagine del Tempio, dove si vedono le finestre con forti inferriate. Entrando al suo interno, ammirando le pareti e la volta, si possono individuare le tappe che hanno portato all’attuale sistemazione dell’incantevole Tempio di Minerva.     Nel 1539 il papa Paolo III, facendo visita ad Assisi, ordina che il Tempio di Minerva venga restaurato e dedicato alla Madonna e il Tempio prende il nome di «Santa Maria sopra Minerva». Nel 1613 il vescovo di Assisi dona il Tempio ai Frati del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco, che vi rimangono ininterrottamente per 145 anni.
Nel 1634 i frati intraprendono grandi opere di ristrutturazione sotto la guida dell’architetto assisano, Giacomo Giorgetti. Egli elimina le stanze nella parte alta della cella del Tempio, fa costruire la volta a botte, prolunga l’area della cella fino al retrostante muro di sostruzione e disegna il monumentale altare maggiore. Le quattro colonne corinzie, il cornicione e il frontespizio dell’altare sono di terracotta rivestita di stucco e abbellita di oro. Le altre parti e i putti sono tutto in stucco. In mezzo al frontespizio, un quadro del Giorgetti rappresenta il Dio Creatore, circondato da angeli, in atto di abbracciare tutto il creato. Sopra il quadro vi era una iscrizione in latino (ora conservata dietro all’altare): «Questo tempio glorioso, già dedicato a Minerva, dea della falsa sapienza, [ora è consacrato] alla Madre della vera sapienza». Sul cornicione dell’altare, in corrispondenza delle quattro colonne corinzie, vi sono le statue simboliche della Purezza e della Carità e due angeli. Altri due angeli più piccoli chiudono un frontoncino ricurvo, sopra il quale vi è il monogramma raggiato della Vergine, fra due puttini. A metà altezza, fra colonna e colonna, svolazzano in ogni lato due putti a tutto rilievo, di buona fattura. In alto, nella parte posteriore, si ammirano molti putti in forma di gloria, reggenti serti di fiori, in una vivace aria di festa.
Nel 1758 i Terziari Regolari lasciano il Tempio alla Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri. I Filippini edificano subito un ampio convento. L’altare del Giorgetti viene ritoccato secondo i gusti dell’epoca. La mensa, già in stile romanico, viene rifatta e configurata a sarcofago, come i nuovi altari laterali. Ai lati dell’altare i due grandi medaglioni del Giorgetti (nascita della Vergine e presentazione al tempio; Vergine annunciata e angelo nunziante) vengono rimossi e sostituiti da due coretti ornamentali. Le sottostanti statue di S. Rocco e di S. Sebastiano vengono sostituite dalle statue in gesso dei Santi Pietro e Paolo, con i loro simboli (chiave e tiara papale, spada e libro). Anche la Vergine con il Bambino, scolpita in legno, viene tolta dal centro dell’altare e sostituita con un quadro di S. Filippo Neri. L’iscrizione al vertice dell’altare maggiore viene sostituita dalla seguente: «A Dio ottimo massimo in onore della Beata Vergine Maria, madre della vera sapienza, e di San Filippo Neri».
Sulla volta si trovano le tempere di Francesco Appiani: medaglione con San Filippo in gloria, sostenuto da quattro angeli in stucco dorato a tutto rilievo; allegoria delle quattro virtù cardinali (giustizia e fortezza a destra, prudenza e temperanza a sinistra), sedute sulle nubi e contornate da puttini dorati. Sempre dell’Appiani sono le tre virtù teologali nella lunetta sopra l’altare maggiore e gli angeli musicanti nella controfacciata, sopra l’organo.
Vengono aggiunti i due altari laterali. Due colonne rosate, con capitelli dorati, sono chiuse entro lesene a spicchi, disposte in un piano obliquo rispetto al fondo. Su questo piano riposa il cornicione tutto mosso a spigoli. Sopra di esso è una voluta ricurva, chiusa in ogni lato da un angelo a stucco dorato. Al centro dello specchio due puttini svolazzanti reggono la corona di gloria. L’architettura è in legno tinto a marmo. Tele negli altari laterali (anno 1764): transito di S. Andrea Avellino, dipinto da A. M. Garbi (a destra); transito di San Giuseppe, dipinto dall’austriaco Martino Knoller (a sinistra). Un duplice messaggio per una buona morte.
Con la soppressione napoleonica degli ordini religiosi del 1810, i Filippini devono abbandonare il Tempio di Minerva, che passa al clero secolare. Nel 1896, al centro dell’altare maggiore, in sostituzione del quadro di S. Filippo Neri viene collocata la statua in gesso della Madonna di Lourdes, portata in dono dalla Francia alla città di Assisi.
Nel 1918 la Chiesa di S. Maria sopra Minerva, viene affidata di nuovo ai Frati del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco, mentre tra gli anni 1990 e 1995 nella struttura vengono eseguiti dei nuovi interventi di restauro.

Silvia Papa

 

 




[1] Lino Temperini, Assisi romana e medievale. Profilo storico archeologico con 90 illustrazioni, Roma 1985

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