lunedì 10 novembre 2014

I GIOIELLI MONETALI


La moda di incastonare monete in oggetti dell'ornamento personale nota sin dal mondo greco, trova il suo periodo di maggior sviluppo durante il periodo romano medio e tardo imperiale. Pochi sono gli esemplari risalenti al I e II secolo dopo Cristo, mentre più ampia è l produzione durante l’età dei Severi. Di norma i gioielli sono in oro, più rari in argento e riportano nel lato a vista il ritratto dell'imperatore o dell'imperatrice.
 
Pendente monetale da Roma, prima metà II sec. d.C.
 
La gioielleria monetale di età romana comprende essenzialmente sei tipologie: pendenti, elementi di chiusura per collane, spille, bracciali, anelli, cinture. La documentazione archeologica attesta che i monili più spesso impreziositi dall'inserimento di monete sono i pendenti.


Sebbene non numerosissime, le collane monetali conoscono una diffusione molto lunga nel tempo, dalla fine del I d. C. al IV secolo inoltrato. Il loro uso è attestato sia nella parte occidentale sia in quella orientale dell’impero.

I pendenti isolati rappresentano la classe maggiormente diffusa. Poiché vengono ritrovati privi di una qualche catena metallica alla quale potessero essere agganciati, si suppone che venissero sospesi a nastri in materiale deperibile, quale cuoio o tessuto. Per questo tipo di gioielli monetali si ipotizza un uso femminile.

La maggior parte dei pendenti monetali è dotata di una cornice lavorata a giorno, con la tecnica dell'opus interrasile, saldata al castone che racchiude il nominale aureo. Tale procedimento, che inizia ad essere utilizzato in età severiana, prevede dapprima la traccia di un disegno preparatorio su un sottile foglio d'oro. La lamina viene poi traforata con un bulino di ferro acuminato, seguendo il contorno del decoro. L'oro ritagliato è poi rimosso e il profilo del disegno rifinito tramite cesello.
 
Collana monetale, fine III d. C.
I motivi decorativi sono di tipo vegetale (intrecci di racemi, di tralci di vite, palmette), lineare (pelte, archetti), più raramente figurato (aquile stilizzate). Il contorno dei pendenti è generalmente circolare, talvolta esagonale od ottagonale. Le cornici assumono maggiore ampiezza nei pendenti monetali di IV-V secolo, quando gli elementi ornamentali si fanno più elaborati e la tecnica a traforo può essere utilizzata anche per l'anello di sospensione del ciondolo.

Dagli scavi sono emersi anche anelli di tipo monetale. Per le loro dimensioni, si congettura fossero di uso maschile. In questo tipo di gioiello la moneta assume la funzione di castone. Le spalle hanno spesso forma traforata, con motivi a pelte e a volute. Meno frequenti sono gli anelli a fascia liscia.

Quanto ai bracciali, una moneta può essere inserita in un castone che svolge la funzione di elemento di chiusura, oppure utilizzata come decorazione della fascia metallica circolare, lavorata a giorno. Le spille hanno un aspetto molto simile a quello dei pendenti. Le monete sono infatti inserite in un castone al quale è saldata la cornice ornamentale, secondo motivi decorativi comuni alle montature dei ciondoli monetali. Sul retro del gioiello è saldato un sistema di occhiello e staffa, che ne permette il fissaggio alle vesti.
 
Anello monetale, III sec. d. C.
Numerose sono le ipotesi interpretative avanzate a proposito della funzione dei gioielli monetali di età romana. Si è, dunque, pensato a una motivazione di tipo economico, che tesaurizza in tal modo monete in metallo prezioso in un periodo di forte crisi economica. Altri studiosi hanno prospettato un valore ideologico/politico, partendo dalla considerazione che il lato in vista delle monete è sempre riservato al ritratto imperiale.
 
Pendente monetale, 355-356 d.C. 
 
Non si può nemmeno escludere una più semplicistica questione estetica, che ben si accorda con il gusto dell’epoca per monili molto vistosi. È stato chiamato in causa anche un certo gusto collezionistico, che dava in tal modo la massima visibilità a monete particolarmente belle e preziose. Si ritiene, infine, che alle monete auree portate su di sé potesse essere attribuita una funzione amuletico-talismanica: come scrive Plinio (Nat. Hist. XXXIII, 25), l’oro è un metallo prezioso in grado di proteggere dai malefici.

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