domenica 9 novembre 2014

GUBBIO - IL TEATRO ROMANO


La struttura urbanistica della città antica Ikuvium, (Gubbio), si desume dalle Tavole lguvine, documento fondamentale della lingua umbra e dei rituali religiosi, inciso tra il II ed il I sec. a.C.
                
Attraverso le descrizioni delle cerimonie rituali si può infatti risalire alla definizione dei confini civici ed all'ordinamento della città-stato. L’aspetto era quello di un oppidum, una città fortificata, la cui organizzazione interna prevedeva un sistema di terrazzamenti e terrapieni, che si è conservato anche nella fase municipale romana. L’oppidum racchiuso da mura, delle quali rimangono piccoli tratti, aveva tre porte: Trebulana, Tessenaca e Veia.
Durante il periodo romano, Gubbio si sviluppa in pianura, prima nei pressi del torrente Camignano, poi, dalla seconda metà del I sec. a.C. più a valle, come è documentato dai resti delle Terme, del Teatro, del quartiere Guastuglia.
Il limite dell'area urbanizzata è segnato dal cosiddetto "muro del vallo", costruito in blocchetti di calcare. All'esterno della cinta muraria si estendono le necropoli di S. Biagio, Mausoleo, Madonna del Prato, Vittorina, Zappacenere, Fontevole, alcune in uso già dal V sec. a.C.

Al di fuori della città sono stati inoltre individuati due importanti edifici sacri, uno a Monteleto, dedicato a Diana, e l’altro a Nogna.



Il teatro romano di Gubbio è una delle strutture più grandi presenti in Italia, con una cavea (platea semicircolare costituita da gradinate) di 70 metri di diametro, poteva contenere 7.000 spettatori. Databile alla fine del I sec. a.C., testimonia l'importanza della città raggiunta in epoca romana.
I numerosi scavi e restauri, che si sono susseguiti dalla fine del XVIII sec. ad oggi, hanno portato alla luce iscrizioni e pregiati mosaici. È periodicamente utilizzato per rappresentazioni classiche nei periodi estivi.



Situato ai limiti settentrionali della città antica, l’edificio è costruito in blocchi squadrati di pietra calcarea lavorati a bugnato. Ha due ordini di arcate, di cui rimangono in piedi l’ordine inferiore e alcuni archi corrispondenti alla galleria superiore.
              
Resti di opera reticolata sono presenti nei corridoi dei vomitoria. La cavea è divisa in quattro cunei e le fasce in cui non erano presenti i gradini accoglievano, probabilmente, scale in legno.
Il piano dell’orchestra, pavimentato con lastre di pietra calcarea, permette la raccolta delle acque piovane in una grande cisterna sotto il pulpitum. La scaenae frons ha due nicchie laterali quadrangolari e una centrale, semicircolare.

              
Residui della decorazione architettonica sono conservati presso il Museo Civico (palazzo dei Consoli). Nello stesso Museo sono anche presenti resti di un’iscrizione di epoca augustea che si riferisce a restauri eseguiti dal magistrato della città Cneo Satrio Rufo che “...a sue spese fece il tetto delle basiliche, fissò con ferro le travi del tetto, fece il pavimento di pietra...”.
I reperti archeologici di scavo, sia del teatro e sia quelli provenienti da altre zone della città, sono stati raccolti nel vicino Antiquarium.
     
L'edificio adibito ad Antiquarium è un tipico fabbricato rurale di modeste dimensioni a pianta rettangolare e si sviluppa su due piani. Costruito in materiale lapideo e mattoni, è situato nelle vicinanze del Teatro romano, nell'area cosiddetta Vocabolo Rocca I, che in parte confina con l'attuale viale Don Minzoni.
Tra le vedute che rappresentano la città di Gubbio, quella disegnata intorno al 1640 da Ignazio Cassetta (Nouveau theatre d'Italie, 1704) raffigura l'edificio rurale in asse con il Teatro romano.
Alcune campagne di scavo, proseguite sino al 1986, portarono alla luce l'intero piano terra e l'area esterna ad est, mostrando come l'immobile si trovasse sopra i resti di una domus romana molto ampia.
La domus, detta di Scilla, doveva essere una dimora signorile e ciò è dimostrato non solo dalle dimensioni importanti dell'impianto architettonico, ma anche dalla cura riservata alla scelta e alla realizzazione delle pavimentazioni a mosaico, come si rileva in uno degli ambienti che si affacciano sul peristilio, caratterizzato dalla presenza di un emblema (tondo) in opus vermiculatum, sostenuto da una lastra di travertino, incavata per contenere il mosaico raffigurante Ulisse e Scilla. Le tessere utilizzate sono di pietra e di pasta vitrea.
                          
Della costruzione originaria, databile alla fine del II sec. a.C. è possibile valutare l'impianto distributivo degli ambienti, che si snodano intorno al peristilio, in particolare tre stanze limitate dal muro di fondo della casa, risultano essere comunicanti tra loro. Quella centrale, il tablinum, è quella che conserva l'emblema; le pavimentazioni delle altre stanze sono a mosaico bianco e nero con disegni geometrici realizzati con piccole tessere ben connesse. Nella stanza a nord-ovest del tablinum, la decorazione è a quadrati all'interno dei quali sono inserite losanghe a lati concavi, di colore nero. Nella stanza a nord-est il motivo è più semplice ed è costituito da rombi neri inseriti in una griglia bianca.



La decorazione del tablinum, stanza di rappresentanza in asse con l'ingresso, è più articolata e presenta un mosaico la cui la cornice ha un tappeto musivo con decorazione a meandri costituiti da quadrati e da motivi a clessidra, delimitati ai lati, da fasce con rappresentazioni di armi: scudi, elmi, pelte e insegne. Nel mezzo si trova un quadrato che riporta, ai vertici, motivi vegetali e, al centro, una serie di cerchi concentrici con triangoli bianchi e neri che terminano con la rappresentazione di uno scudo sul quale si trova l'emblema di Scilla. Quest'ultimo, ricomposto da tre grandi frammenti, è costituito da un mosaico policromo formato da piccolissime tessere musive in opus vermiculatum: un campo di tessere nere fa da sfondo alla scena che rappresenta la poppa di una nave all'interno della quale si vede Ulisse armato di scudo, nell'atto di scagliare una lancia contro Scilla; le sue spire invadono completamente la nave facendo strazio dei marinai.



Secondo il racconto di Omero, Ulisse viene messo in guardia da Circe nei confronti di Scilla. Egli non dovrà combattere contro di lei, il mostro che ha dodici piedi e sei lunghi colli con orribili teste e abita in una caverna nello stretto di Sicilia, di fronte a Cariddi, a sterminio dei naviganti:... "Mai naviganti si vantano d'averla potuta fuggire indenni sulla nave: ghermisce con ogni testa un uomo, afferrandolo dalla nave prua azzurra"... (Odissea XII, 93 — 100).
Nessun navigante si è mai potuto vantare di averla sfuggita: "... ghermisce con ogni testa un uomo afferrandolo dalla nave...". Ulisse non dovrà combattere contro di lei e non potendo alzarle armi contro, secondo Circe, è preferibile sacrificare sei compagni piuttosto che perdere l'intera nave sullo scoglio opposto, Cariddi.
Ulisse volgendosi verso la nave e i compagni scorge solo "...braccia e gambe lassù, sollevate nell'aria mi chiamavan gridando invocando il mio nome - per l'ultima volta – angosciati (Odissea XII, 244-250).
C’è da ricordare che la più monumentale raffigurazione di questo mito è costituita dal gruppo scultoreo di Sperlonga che presenta il mostro nelle sembianze di una giovane donna accanto alla nave nell'atto di azzannare, con le sue teste di cane, i compagni di Ulisse (Manconi, 1996). 
Del peristilio oggi si conserva solamente la fondazione del colonnato che è realizzata in conglomerato misto a grossi blocchi e messo in opera senza cassaforma, al centro sono stati rinvenuti resti di una vasca in cocciopesto nel cui angolo rivolto a sud, è stato ritrovato lo scarico per il deflusso delle acque.

Ai limiti della domus verso il lato ovest, scorre una canaletta ben conservata con pendenza da nord a sud. Il condotto realizzato con tegole, ha le spallette in muratura con pietre poste su più filari. Il resto della domus doveva estendersi probabilmente a sud del peristilio.

Silvia Papa




Bibliografia
BLAEU J., 1704, Nouveau theatre d'Italie, ou description exacte de ses villes, palais, eglises. Par les soins de Piene Mortier libraire, A Amsterdam, 1704.
MANCONI D., SCALEGGI A., 1995, Gubbio: Restauri e nuovi ritrovamenti. Atti del II Colloquio dell'Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Roma, 5-7 Dicembre 1994), a cura di I. Bragantini e F. Guidobaldi, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera 1995, pp. 111-122.
MANCONI D., 1996, Mosaico con Scilla da Gubbio, in Ulisse. Il mito e la memoria, catalogo mostra, Progetti Museali, Roma, pp. 190-191.
MANCONI D., 2008, Gubbio. Scavi e nuove ricerche, 1. Gli ultimi rinvenimenti, Edimond, Città di Castello.



              
              
              


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